La mancanza di buon senso che porta alcuni soggetti a manifestare, per l’ennesima volta, le loro lecite perplessità in contesti dove è impossibile rispondere (gruppo whatsApp della sagra), provoca le stesse emozioni (stupore), ma reazioni diverse, orientate a dover dare una spiegazione esaustiva sul programma liturgico dei giorni prossimi alla Pasqua, naturalmente utilizzando un luogo più appropriato.
Dopo esserci confrontati tra sacerdoti, siamo giunti a conclusione che si rende necessaria una breve “catechesi” sulla questione, evidentemente non dal pulpito di una chiesa perché altrimenti andremmo a strumentalizzare ed appesantire la liturgia, ma attraverso un canale comunicativo che permetta di arrivare a più persone. Proviamo a spiegare, allora, brevemente, con parole semplici, cosa si vive in questi giorni e il significato spirituale profondo degli eventi, secondo la dottrina e la teologia cattolica.
Via crucis e processione
La via crucis nasce dalla devozione popolare che, dopo il XII secolo, inizia a rappresentare il percorso di Gesù verso il Calvario, ricordando alcuni passaggi riportati dai Vangeli. Nel 1731 la Chiesa definì le quattordici stazioni e, nel 1975, stabilì che era possibile sostituire qualche tappa tradizionale con altre immagini, sempre evangeliche, e concludere con la Resurrezione, perché Gesù è VIVO.
Si tratta di un momento di preghiera dove la meditazione occupa uno spazio imponente che distingue la via crucis da una processione.
Il significato, ribadiamo, è quello di riflettere sul percorso che Gesù ha compiuto a Gerusalemme, dal momento della sua condanna a morte alla resurrezione. Nelle riflessioni, i momenti annunciati ad ogni fermata vengono calati nella società attuale, cercando di creare un legame con le questioni di senso dell’umanità.
Domenica di Passione (delle Palme)
Con la domenica delle palme inizia la settimana santa. È un momento di grande festa. Gesù viene accolto a Gerusalemme, dove vi si era recato per celebrare la Pasqua ebraica. La celebrazione è caratterizzata dai riti iniziali che, di solito, si celebrano in un luogo esterno alla chiesa, per poi permettere la breve processione con i rami di ulivo. Si tratta, appunto, di una processione, tra l’altro formalmente disciplinata dal Messale Romano, che dà delle indicazioni precise su come procedere.
Giovedì santo e altare della reposizione
Il giovedì santo apre il triduo di Pasqua. Sul piano educativo si tratta di un unico intenso percorso che comprende la Messa in Coena Domini (giovedì), la liturgia della Passione (venerdì), la veglia di Pasqua (sabato notte). Già questo dice che, da un punto di vista teologico/dottrinale/educativo, l’itinerario liturgico va vissuto e compreso nel suo insieme e ogni intrusione esterna andrebbe a contaminarne il significato.
In questo giorno celebriamo il memoriale dell’ultima cena di Gesù nel Cenacolo. In quella sede avvenne: il gesto della lavanda dei piedi dei discepoli (gesto reso facoltativo dal Messale Romano e che, quindi, a discrezione del parroco, può essere omesso); l’istituzione del Sacerdozio e dell’Eucaristia.
Al termine della celebrazione, la liturgia prevede che si conservi l’Eucarestia presso l’altare della reposizione che, in questa occasione, non deve coincidere con il tabernacolo centrale dove abitualmente si conserva il SS. Sacramento. Nelle chiese l’altare della reposizione deve essere addobbato in modo solenne, con simboli desunti dal Vangelo, in omaggio all’Eucaristia (es. il grano che ricorda il pane; i grappoli d’uva che ricordano il vino). Qui si può dare sfogo alla creatività pastorale provando ad integrare vangelo e vita, nel rispetto del criterio che ogni simbolo utilizzato esprima un significato evangelico. Non bisogna scandalizzarsi, quindi, se alcune icone del Vangelo vengono rappresentate in chiave moderna per aiutare la preghiera a calarsi nel quotidiano. È importante, in questo caso, che l’intenzione di chi ha pensato il simbolo vada esplicitata, proprio per evitare confusione tra il popolo e frenare i mormoratori seriali.
Ancora due precisazioni importantissime sull’altare della reposizione.
Non è un sepolcro! Non è la tomba dove viene sepolto Gesù! Dopo la celebrazione della Messa si va all’altare della reposizione per pregare, ossia per parlare con una Persona VIVA: Cristo. Non si può pregare una persona morta, poiché la morte implica assenza; il dialogo (la preghiera) comporta la presenza di almeno due soggetti che si scambiano i ruoli, uno parla e l’altro ascolta.
Ancora, non si tratta di un’Adorazione Eucaristica! Non si usa l’ostensorio! Non si espone l’ostia consacrata! È un tabernacolo che conserva Gesù, dove è possibile pregare dinanzi ad una Persona VIVA che può operare nella propria vita. Esporre l’Eucarestia con l’ostensorio non è liturgicamente sensato.
Venerdì santo e adorazione della croce
In questo giorno si celebra la Passione del Signore. In effetti, ci rendiamo conto che il linguaggio comune non aiuta. È vero che ricordiamo che Gesù è morto, però, attenzione, ciò è accaduto più di duemila anni fa e non si ripete ogni anno. Gesù è morto e risorto una sola volta. Noi lo ricordiamo, possiamo tornare a quel momento, ma non viviamo la condizione di quei momenti, dove gli apostoli, i discepoli, il popolo tutto, è rimasto tre giorni senza di Lui.
In questo giorno, non solo il Messale Romano e, quindi, la liturgia, non contemplano la via crucis, ma la teologia cattolica non supporta l’idea che ci troviamo al cospetto di un cadavere (Gesù morto) o in “presenza di un’assenza”. La rappresentazione simbolica di un “incontro” tra Maria Addolorata e Gesù morto può avere anche una valenza educativa, ma il momento dove mettere in scena questo episodio, da un punto di vista teologico, certamente non è il venerdì santo … e proviamo a spiegare il motivo, sperando che ci sia la volontà di voler comprendere.
Parte integrante della liturgia della Passione del Signore (seconda tappa del triduo di Pasqua) è l’Adorazione della Santa Croce. Qui si rende necessaria un’ennesima precisazione, poiché, purtroppo, sempre il linguaggio comune e, a volte, l’ignoranza di qualche addetto alla liturgia, portano a pratiche scorrette.
Innanzitutto dobbiamo chiarire la distinzione tra crocifisso e croce: il crocifisso è colui che viene inchiodato sulla croce, la persona condannata a morte; la croce è lo strumento di morte per i romani, il segno della resurrezione per i cristiani. In altre parole, la croce è vuota, non c’è Gesù sopra, poiché, anche se qualcuno non se n’è accorto, Egli è risorto più di duemila anni fa!
L’adorazione della S. Croce, sempre da un punto di vista teologico/liturgico, vuole intendere l’adorazione di una Croce che, solo il venerdì santo, è Gesù, ma, anche in questo caso, VIVO! Diversamente, come per l’altare della reposizione, non avrebbe senso sostare davanti alla croce a pregare, poiché se Gesù, in quel momento fosse morto, non sarebbe presente e, quindi, non potrebbe ascoltare le nostre preghiere.
Allora, se Gesù, nell’adorazione della Santa Croce, è VIVO, che senso ha rappresentare la sua morte prima di questo momento o, addirittura, dopo, quando si dovrebbe sostare a pregare, anche tutta la notte, davanti a Gesù VIVO nella Santa Croce? Quindi, quale liturgia giustificherebbe la via crucis il venerdì santo e, soprattutto, la commistione con una processione con le statue di Gesù “morto” e Maria addolorata?
Qualcuno potrebbe rispondere: “abbiamo sempre fatto così e, anche quest’anno, si fa così in tante parti”. Certamente, e aggiungiamo anche che il Papa, dal 1965, ripete il rito nella cornice del Colosseo. Su questo ultimo caso, sicuramente più autorevole rispetto alle iniziative paganeggianti volute dalla devozione popolare, c’è da dire, innanzitutto, che si tratta della via crucis e non della processione del Gesù morto. Inoltre, e ci auguriamo che siate arrivati a leggere fin qui, il Papa, pur vivendo a Roma, quando celebra lo fa come “capo” della Chiesa cattolica, ossia della comunità dei credenti sparsa nel mondo! Un parroco celebra per la sua parrocchia, un vescovo per la sua diocesi, il Papa per la Chiesa nel mondo! In parole semplici, se è vero che in Italia celebra la sera, da qualche altra parte del mondo, non sarà ancora venerdì sera, ma magari mattina o pomeriggio, quindi prima della celebrazione della Liturgia della Passione del Signore.
Allora, direte: quindi possiamo fare la via crucis il venerdì santo prima della liturgia? Dal nostro punto di vista si deve evitare perché andrebbe a inficiare l’unità del percorso proposto dalla liturgia ufficiale della Chiesa con il triduo di Pasqua.
Nella nostra comunità è stata fatta una scelta, lecita, supportata da queste argomentazioni, forti del fatto che, sempre la Chiesa, ci invita a superare la logica del “si è fatto sempre così”, per cercare di andare oltre la dimensione folkloristica della devozione e recuperare la prospettiva educativa della teologia e, in questo caso, della liturgia. Ne vale del dialogo con il mondo contemporaneo che, non conoscendo la religione, basa la propria opinione sulla religiosità che il popolo manifesta, criticando giustamente delle pratiche cristiane inquinate da agenti culturali patogeni.
Veglia di Pasqua
Chiude il triduo pasquale, con l’appuntamento notturno. Qui una sola precisazione. Il triduo di Pasqua, di solito, si celebra nella chiesa parrocchiale. Da noi è possibile e questo deve solo farci piacere. L’esigenza pastorale che potrebbe suggerire altre scelte c’è, ma come abbiamo visto per il Natale, è presente la mattina. Per questo motivo, poiché ci aspettiamo che la Pasqua sia un momento dove davvero, con serenità, possiamo vivere la Pace come comunità di Campolattaro, la scelta è caduta sulla chiesa di San Sebastiano, chiaramente più capiente.
Nota pratica
Ci rendiamo conto che una visita in sagrestia, una telefonata o un messaggio per chiedere spiegazioni o porre domande sarebbe troppo impegnativo, ma ricordiamo che esiste una pagina facebook della parrocchia, dove vengono pubblicate le iniziative e dove è possibile lasciare commenti, così da permettere a tutti di dire la loro e, soprattutto, di dare una risposta ad ogni domanda posta con educazione.



