News della Comunità

archive

Home Category : News della Comunità

Exemple

Pubblichiamo il Messaggio per la 48ª Giornata Nazionale per la Vita, che si celebrerà il 1° febbraio 2026 sul tema “Prima i bambini!”.

Guardatevi dal disprezzare qualcuno di questi piccoli;
perché io vi dico che i loro angeli in cielo
vedono continuamente la faccia del Padre mio. (Mt 18,10)

L’accoglienza gentile e affettuosa di Gesù verso i piccoli sorprende i suoi contemporanei, discepoli inclusi, abituati a considerare assai poco i bambini. Eppure, nella Scrittura il rapporto di Dio con il suo popolo è spesso paragonato a quello di una madre amorevole e di un padre premuroso verso i propri bimbi; il loro atteggiamento, infatti, “riflette il primato dell’amore di Dio, che prende sempre l’iniziativa, perché i figli sono amati prima di aver fatto qualsiasi cosa per meritarlo” (AL 166). Lasciarsi amare e servire con semplicità, riconoscersi dipendenti senza imbarazzo, attribuire primaria importanza alle leggi del cuore, desiderare il bene… sono alcune delle lezioni che i bambini danno agli adulti e che Gesù presenta come condizioni per accogliere la novità del Vangelo: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 18, 3). Essi, dunque, non vanno mai disprezzati, scartati, subordinati perché proprio di loro il Creatore ha particolare cura.
A questa visione evangelica dell’infanzia, che ha condotto l’umanità intera a una considerazione progressivamente più rispettosa degli inizi della vita, si ispira anche la nostra migliore cultura giuridica, che evidenzia il “superiore interesse del minore”: in qualsivoglia situazione, i bambini sono quelli che vanno prima di tutto accolti e protetti, insieme alla loro famiglia, in modo che possano crescere quanto più liberi e felici. Anche perché, non di rado, gli esiti di un’infanzia problematica sono alla radice di molti comportamenti negativi in età adulta.
Ciononostante, le vite dei bambini vengono molto spesso asservite agli interessi dei grandi.

Pensiamo ai tanti, troppi, bambini “vittime collaterali” delle guerre degli adulti: uccisi, mutilati, resi orfani, privati della casa e della scuola, ridotti alla fame, come effetto di bombardamenti indiscriminati.

Pensiamo ai bambini-soldato, rapiti e utilizzati come “carne da cannone” nei tanti conflitti che si combattono in varie parti del globo, soprattutto in quelli “a bassa intensità”, di cui quasi nessuno parla.

Pensiamo ai bambini “fabbricati” in laboratorio per soddisfare i desideri degli adulti: a loro viene negato di poter mai conoscere uno dei genitori biologici o la madre che li ha portati in grembo.

Pensiamo ai bambini cui viene sottratto il fondamentale diritto di nascere, probabilmente perché non risultano perfetti in seguito a qualche esame prenatale.

Pensiamo ai bambini implicati nei casi di separazione e divorzio dei propri genitori, a volte usati come strumenti di rivalsa sull’ex-coniuge.

Pensiamo ai bambini fatti oggetto di attenzioni sessuali o alle bambine date precocemente in sposa, spesso a uomini assai più grandi di loro.

Pensiamo ai bambini-lavoratori, privati dell’infanzia perché inquadrati come manodopera a basso costo dai “caporali” di turno, in contesti di degrado sociale e abbandono scolastico.

Pensiamo ai bambini rapiti o dati indiscriminatamente in adozione nelle tristi operazioni di pulizia etnica.

Pensiamo ai bambini coinvolti nelle violenze domestiche, che li privano di uno o entrambi i genitori e li segnano profondamente.

Pensiamo ai bambini che i trafficanti di vite strappano per vile interesse alle proprie famiglie, fino a espiantare i loro organi a vantaggio di chi può permettersi di pagarli.

Pensiamo ai bambini costretti – non di rado da soli – a migrazioni faticose e pericolose, con esiti a volte mortali, per sfuggire ai conflitti, agli impoverimenti e alle carestie spesso provocate dagli adulti.

Pensiamo ai bambini indottrinati da un’educazione ideologica, funzionale non alla loro crescita, ma alla diffusione di idee che interessano questo o quell’altro gruppo di potere.

Pensiamo ai bambini maltrattati o abbandonati a loro stessi da genitori o educatori cui poco interessa il loro vero bene.

In questi e altri casi l’interesse che prevale è quello dell’adulto, cioè del più forte, del più ricco, del più istruito, che può decidere anche della vita altrui e che è anche capace di mascherare il proprio egoismo dietro parole “politicamente corrette” e falsamente altruiste.
A ben vedere, la pace, la libertà, la democrazia, la solidarietà non possono che iniziare dai più piccoli. Dove una società smarrisce il senso della generatività, servendosi dei figli invece di servirli e donare loro la vita, si imbarbariscono esponenzialmente anche le relazioni tra gli adulti – persone e comunità – dando spazio alla ricerca egoistica e violenta dei propri interessi. “Tanti bambini fin dall’inizio sono rifiutati, abbandonati, derubati della loro infanzia e del loro futuro. […] Che ne facciamo delle solenni dichiarazioni dei diritti dell’uomo e dei diritti del bambino, se poi puniamo i bambini per gli errori degli adulti?” (AL 166).

Avvertiamo la necessità di una maggiore attenzione ai piccoli anche nella nostra società italiana, in cui l’imperante cultura individualista si esprime, tra l’altro, con una crisi di generatività che non riguarda solamente la fertilità, ma pregiudica progressivamente la capacità degli adulti di mettersi a servizio dei piccoli. Può succedere che facciano rumore, chiedano incessanti attenzioni, condizionino la libertà dei grandi, ma l’accoglienza dei loro limiti è paradigma dell’accoglienza dell’altro tout court, mancando la quale svanisce ogni prospettiva di collettività solidale, per dare spazio a una conflittualità incessante e distruttiva. Quando i bambini non sono amati, con loro vengono scartati anche gli elementi più deboli della comunità, cioè potenzialmente tutti, nel momento in cui si manifestino anche nei soggetti “forti” fragilità o debolezze.

Anche le comunità cristiane devono crescere nella cura dei bambini, non solo proseguendo nell’impegno per estirpare e prevenire l’odiosa pratica degli abusi, ma divenendo “casa accogliente” per loro nelle celebrazioni liturgiche, nelle attenzioni alle varie povertà che li colpiscono, nell’adozione di modalità adeguate alla loro età per l’annuncio della fede e nelle occasioni di vita comunitaria. “L’educazione alla fede sa adattarsi a ciascun figlio, perché gli strumenti già imparati o le ricette a volte non funzionano. I bambini hanno bisogno di simboli, di gesti, di racconti. […] L’esperienza spirituale non si impone ma si propone alla loro libertà” (AL 288). Alle prime parole che un bambino si sente rivolgere dalla Chiesa nel giorno del Battesimo – “la nostra comunità ti accoglie” – deve seguire una reale dedizione di tempi, spazi, risorse alle esigenze dei piccoli e delle loro famiglie.

Ci sono tuttavia nella società e nella Chiesa moltissime persone e istituzioni che operano attivamente per custodire i bambini, attraverso azioni di tutela e accoglienza delle maternità difficili e di protezione nelle situazioni di violenza, nell’educazione, nella risposta ai tanti bisogni e povertà delle famiglie numerose e dei piccoli, nella prevenzione dello sfruttamento minorile nelle sue varie forme, nel sostegno alla genitorialità, nella sorveglianza degli ambiti che mettono a rischio l’integrità fisica, morale e spirituale in età sempre più precoce. A costoro devono andare la riconoscenza e il sostegno di tutti, perché il loro servizio – spesso gratuito – rende migliore il nostro mondo per tutti, non solo per i più piccoli. A loro dobbiamo continuamente ispirarci, per coltivare il senso di un autentico primato dei diritti dei bambini sugli interessi e le ideologie degli adulti.

Si tratta di attuare una vera “conversione”, nel duplice senso di “ritorno” e di “cambiamento”.
Ritorno a una cultura che riscopra il valore della generatività, del “desiderio di trasmettere la vita” (SnC 9) e di servirla con gioia. Ogni persona che mette al mondo dei bambini o si occupa dei piccoli – genitori, nonni, insegnanti, catechisti, persone consacrate, famiglie affidatarie – dovrebbe sentire la simpatia e la stima degli altri adulti, perché il servizio al sorgere della vita è garanzia di bene e di futuro per tutti.

Cambiamento come abbandono delle cattive inclinazioni di una società narcisista e indifferente, in cui gli adulti sono troppo occupati da loro stessi per fare davvero spazio ai bambini: ne nascono sempre di meno e sul loro futuro peseranno i debiti, il degrado ambientale, la solitudine e i conflitti che gli adulti producono, incuranti del domani del mondo.
La Giornata per la Vita sia l’occasione per un serio esame di coscienza, basato sul punto di vista dei piccoli nelle questioni che li riguardano (dal nascere, al crescere, all’essere felici…) e sostenuto dalla voce sincera dei bambini, cui chiedere – una volta tanto – come vorrebbero che andassero le cose.

 

Il Consiglio Episcopale Permanente
della Conferenza Episcopale Italiana

Read More →
Exemple

Quest’anno, la seconda domenica del Tempo ordinario coincide con l’inizio della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. In questi giorni siamo invitati a riflettere sulla vocazione all’unità, forse proprio perché spirituale anche sociale e politica, del popolo cristiano sparso nel mondo.

Nel Vangelo che ascoltiamo, Giovanni Battista testimonia che lo Spirito Santo è disceso su Gesù, manifestando il segreto del Dio dei cristiani, ossia il suo essere uno e trino, in forza dell’Amore. Dovrebbe essere questo il fondamento dell’unità dei cristiani: non una semplice unione umana, ma un connubio che scaturisce dalla comunione.

La discesa dello Spirito Santo è la radice dell’unità che dobbiamo vivere tra di noi, come credenti in Cristo, e che deve nutrire anche le relazioni con le altre culture, in questo caso diverse dalla tradizione cattolica.

In particolare, quest’anno, l’impegno per l’unità dei cristiani si inserisce in un contesto segnato da conflitti per loro natura divisivi, che coinvolgendo popoli e nazioni occidentali, provocando le diverse confessioni.

Pensate, ad esempio, alla crisi tra Russia e l’Ucraina, due nazioni guidate da capi che dovrebbero ricordarsi di essere cristiani ortodossi e, quindi, come tali, fedeli di Cristo orientati all’unità.

Stesso discorso per la recente tensione tra gli USA e la Danimarca, due Paesi legati a confessioni cristiane di matrice protestante, che potrebbero ritrovare, nella religione comune, un motivo di dialogo e apertura.

L’unità dei cristiani, quindi, non è soltanto una questione dottrinale, ma anche un impegno per la pace, perché uniti, come popoli credenti, potremmo essere testimoni credibili, che provano a costruire ponti tra nazioni, superare le barriere culturali e lavorare per la giustizia e la pace.

In un mondo dove i venti di guerra sembrano sempre più forti e dove le divisioni sembrano crescere, i cristiani sono chiamati a testimoniare pace.

Ad unire i cristiani nel mondo, inoltre, è anche il martirio. Quando, infatti, sentiamo parlare, attraverso i giusti canali d’informazione, della persecuzione dei cristiani in alcune zone dell’Africa, ci rendiamo conto che non si tratta solo di cattolici, ma anche di appartenenti ad altre confessioni protestanti.

Il sangue versato è un segno doloroso di quella comunione profonda che unisce tutti i cristiani a Cristo, invitando a non fermarsi alle differenze confessionali, ma a cercare insieme quella pace che solo Cristo può donare.

In questo momento storico, dunque, l’unità tra cristiani non è solo un ideale religioso, ma una necessità urgente. Forse vale la pena partire dalla ricerca dell’unità tra di noi, per poi arrivare a costruire l’unità nel mondo. La divisione e le guerre tra popoli che si dicono cristiani, sono la prova più evidente della debolezza della fede personale, non comunitaria.

Chiediamo, dunque, allo Spirito Santo di guidarci verso questa unità, di donarci il coraggio di superare le divisioni, di imparare a guardare l’altro non come un nemico o un estraneo, ma come un fratello.

Che la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani diventi un momento di profonda riflessione e di impegno per la pace, affinché, uniti, possiamo diventare strumenti di riconciliazione, di dialogo e di speranza, in un mondo che ha tanto bisogno di testimonianze di amore e di pace.

Read More →
Exemple

La domenica dopo l’Epifania la Chiesa ricorda il Battesimo di Gesù, nel fiume Giordano, ad opera di Giovanni Battista. Una ricorrenza che chiude il tempo di Natale e dovrebbe aprire all’ordinarietà della vita, forse più complessa e impegnativa proprio perché impegnata a fare i conti con il quotidiano.

Non si tratta di una ripresa, ma di una nuova partenza. Il battesimo questo segna: l’inizio di un cammino per l’umanità, l’adesione ad un nuovo stile di appartenenza e/o il rinnovo di una presenza per ogni battezzato. In altre parole, ora tocca a noi. Abbiamo festeggiato, ci siamo divertiti, siamo anche ingrassati e adesso è arrivato il momento di fare sul serio.

Non un ritorno al passato, ma l’inizio di una nuova era. Dopo l’annuncio di ieri, per la Chiesa beneventana, il battesimo di Gesù assume un risvolto particolare, poiché chiude un capitolo importante per il nostro territorio e apre a prospettive, al momento sconosciute, con l’unica certezza che ci riguardano e, quindi, non possiamo ignorarle.

Sembra quasi che, dopo il tempo di Natale, siamo tornati all’Avvento, alla fase dell’attesa, non prima, però, di soffermarci sul giorno del ringraziamento. Perché la notizia del giorno riguarda una partenza e non un arrivo. Ciò che ci interessa, in questa fase, è che il vescovo Felice se ne va, cosa accadrà dopo, chi lo sostituirà, non è il focus di questo momento.

Se la comunità di Campolattaro ha da ringraziare o meno, questo lo dovete dire voi. Un’attenzione da parte di Accrocca nei confronti della nostra parrocchia c’è stata, sicuramente prima che arrivasse il nuovo parroco e, dal mio punto di vista, anche in questi ultimi tre anni e mezzo.

A parte la sua presenza il 30 maggio del 2022, nel giorno del mio ingresso, il momento più importante credo sia stato il 10 novembre 2022, quando Felice venne ad inaugurare l’apertura del Centro d’Ascolto, dopo aver condiviso le finalità con lui e con la caritas diocesana.

Le attenzioni di un vescovo nei confronti di una parrocchia, però, non possono misurarsi solo contando le visite. Si rischierebbe di limitare molto un rapporto che, invece, è costante e passa attraverso i confronti con il parroco, ma anche con i membri della comunità più attivi e presenti alle iniziative diocesane. Perché, con piacere, dobbiamo riconoscere che la comunità di Campolattaro è stata sempre presente alle iniziative diocesane, alimentando un senso di appartenenza alla Chiesa locale e di vicinanza al suo vescovo, non scontato di questi tempi.

Un ringraziamento ad Accrocca, inoltre, credo che sia doveroso rispetto all’attenzione che ha posto per le aree interne del Sannio e, quindi anche per i paesi della valle del Tammaro. Non si è mai sentito parlare dell’entroterra come in questi ultimi anni, arrivando a creare una mobilitazione che ha coinvolto i vescovi di tutta Italia e che ha visto il coinvolgimento delle massime cariche istituzionali, dal presidente del Consiglio a Mattarella.

Le iniziative che stiamo provando a portare avanti, con spirito ecclesiale, non ancora del tutto comprese dagli enti locali, sono tutte in linea con una possibile programmazione ispirata alla pastorale delle aree interne, come suggerito dal vescovo, attraverso una proposta adeguata ai segni dei tempi e alle esigenze del territorio.

I motivi per ringraziare Felice Accrocca, quindi, sono tanti, forse quante le volte che lo abbiamo nominato durante la messa, quindi ad ogni celebrazione quotidiana. A questi si aggiungono i miei ringraziamenti personali, che ho condiviso in forma privata, perché, in effetti, il rapporto tra vescovo e prete dovrebbe essere filiale e, tutto sommato, il vescovo Felice è stato come un padre.

Read More →
Exemple

La Chiesa apre l’anno celebrando Maria, Madre di Dio. Potrebbe sembrare un argomento distante dalla vita quotidiana, ma, in realtà, la maternità della natura divina di Gesù ha un risvolto pratico nella vita quotidiana di ogni credente e di una comunità.

 

Maria Madre di Dio permette di guardare al futuro con speranza e con rinnovata fiducia, mentre siamo tutti segnati da sfide e incertezze, in un tempo storico così ricco di interrogativi e cambiamenti.

 

Dai protagonisti del dibattito pubblico ci arriva l’invito alla pace, peccato, però, che ognuno pensa di arrivarci a modo proprio, anche facendo la guerra.

 

Una bella lezione credo che sia arrivata dal presidente Mattarella, nel suo discorso di fine anno, dove ha richiamato l’importanza della coesione sociale, della solidarietà e della costruzione di un futuro di pace e di giustizia. Ci piace pensare che il presidente si sia ispirato al messaggio di papa Leone XIII che, per la Giornata Mondiale della Pace, invita a costruire una pace disarmata e disarmante. Prende atto, il pontefice, che bisogna andare controcorrente rispetto a chi pensa che per costruire la pace bisogna preparare la guerra. Un modo di vedere le cose che non è tanto diverso dalla strategia del terrore, poiché fonda sulla corsa agli armamenti, alimentando una gara a chi ha più testate nucleari e, quindi, fa più paura.

 

Quando si parla di pace, naturalmente, non si vuole intendere solo l’assenza di guerra. Sarebbe interessante, ad esempio, se tutti imparassimo a disarmare il linguaggio, perché non è una novità che si può uccidere con la parola, per poi disarmare anche il modo di porsi, l’atteggiamento ostile, la chiusura. Si tratterebbe di bonificare quel campo minato che ci separa dall’altro, per renderlo più prossimo a noi e, quindi, poterlo accogliere senza il pericolo che la relazione salti in aria, lasciando le parti intossicate.

 

Il papa, nel suo discorso, parla di memoria come strumento per costruire la pace. Il ricordo, la narrazione … penso ancora alle parole di Mattarella che, ricordandoci gli 80 anni di Repubblica (1946-2026), ha toccato brevemente alcuni passaggi significativi, forse con la speranza, ancora una volta, che la storia ci faccia da maestra di vita.

 

Maria, Madre di Dio, madre del bambino Gesù che, anche nel vangelo di oggi, ritroviamo nella stalla di Betlemme, ricorda che il cammino di pace inizia dal piccolo, dal periferico, dall’incontro con la persona nella quale ti imbatti, che non sei andata a cercarti e che, gratuitamente, diventa destinataria di un gesto di accoglienza, perdono e condivisione.

 

Un incontro fortuito, come quello del primo dell’anno. Non la prima persona alla quale avete pensato quando vi siete svegliati questa mattina, ma la prima che avete incontrato, chi era? Ve la siete cercata? Forse si, forse no. Così deve essere per tutto il cammino che, a proposito, anche se il giubileo è terminato, continua senza sosta.

 

Luce è andata via, ieri sera l’abbiamo salutata definitivamente, ma il pellegrinaggio della speranza non è terminato. Siete andati al cinema a vedere Buen camino? Vi raccomando, il messaggio è forte, la vita continua, anche quando crediamo di aver raggiunto un obiettivo importante, notiamo che ci manca qualcosa, fosse pure la persona che è rimasta indietro o quella che, invece, andando più veloce, è avanti … ad ogni modo siamo soli!

 

In questo contesto, non possiamo dimenticare che il 2026 è un anno francescano straordinario, poiché si celebrano gli 800 anni dalla morte di Francesco d’Assisi, il patrono d’Italia, guardate caso, proprio nell’ottantesimo compleanno della repubblica italiana.

 

Francesco, Maria e altri hanno scelto la via della pace che passa attraverso il dialogo, la cura dei poveri, il rispetto della natura, la ricerca di un equilibrio rispettoso dell’uomo e dell’ambiente.

 

Il primo giorno dell’anno, inoltre, guardiamo anche alla comunità di Campolattaro, che, come ogni anno, vive il mese di gennaio con devozione, in vista dei festeggiamenti per il patrono principale, san Sebastiano, il 20 gennaio.

 

Questo nuovo anno, infatti, porta con sé sfide importanti legate al territorio: la necessità del ripopolamento, la conversione dei bisogni personali legati al lavoro, la cura dell’ambiente, etc.

Non dimentichiamo che ogni sfida è anche una possibilità per riscoprire la personale vocazione cristiana ed essere segno di speranza per il territorio.

 

Maria è madre di Colui che l’ha creata, perché ha detto “sì” alla volontà di Dio, pur restando donna libera. L’obbedienza non “c’azzecca”, è “n’ata cosa”.

 

In questo primo giorno dell’anno, allora, preghiamo affinché la pace del Signore, che Maria ha accolto nel suo cuore, possa entrare sempre più nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità. Che il 2026 sia la continuazione di un percorso rinnovato, nel tempo trascorso, anche grazie al giubileo, trasformando i pericoli in opportunità di pace.

Read More →
Exemple

Il Tempo di Natale, che inizia con la veglia del 24 notte e termina la domenica dopo l’Epifania, ha ancora senso se siamo in grado di trasmetterne il suo significato più autentico, oltre la retorica del “contratto a tempo determinato” che ci vorrebbe tutti più buoni durante le feste.

Come comunità parrocchiale, parte di una Chiesa che universalmente celebra la nascita di Gesù, ci confrontiamo con un evento che, certamente, guardando al passato, ha cambiato il corso della storia, ma, vivendo il presente, è anche soggetto all’influenza dei fatti quotidiani che coinvolgono direttamente e/o indirettamente le famiglie, il territorio, il mondo intero.

A partire da quel momento così intimo che si vive a mezzanotte nelle case, quando, chi ancora ci crede, depone il bambino Gesù nel presepe, rappresentando simbolicamente l’importanza dell’incarnazione di Dio nella storia. Un gesto che, innanzitutto, invita a riscoprire il vero significato della famiglia e, in secondo piano, della società umana.

La veglia notturna e il messaggio di un bambino

Il fascino della veglia notturna, tra richiami alla tradizione e soliti dubbi, ha aperto la riflessione sul mistero della nascita di un bambino. Come ha ricordato papa Leo, non si concepisce un figlio per mettere pace, ma per vivere un’esperienza d’amore. L’arrivo di un bimbo è un dono che porta con sé il segno dell’amore, della fiducia e della speranza, anche nei momenti più critici, ma attenzione a non strumentalizzare quella nascita per una possibile tregua del conflitto, poiché oltre il diritto di una coppia ad avere un figlio, esiste il diritto di un bambino a venire al mondo attraverso un atto d’amore.

Il giorno di Natale, inoltre, la comunità di Campolattaro ha preso atto che un bimbo che nasce, porta gioia anche (o forse sarebbe meglio dire soprattutto) alla parte più sofferente della famiglia: gli anziani. Il 25 mattina è stato bello vedere come, per la prima volta, alla S. Messa presso la casa di riposo, ha partecipato un nutrito gruppo di persone. Forse eravamo troppi! Per questa volta, va bene così. Come comunità abbiamo il privilegio di aver adottato una trentina di anziani da altri paesi. Sono soli, la maggior parte trascorre ogni ricorrenza lontana dai loro parenti, teniamolo presente. Per loro, come per i poveri delle mense solidali di questi giorni, o è Natale tutti i giorni o non può essere Natale una volta all’anno.

La vendetta di santo Stefano

Il giorno di santo Stefano è stato un momento di riflessione su una forma di martirio nascosto: quello dei cristiani perseguitati nel mondo. Paradossalmente, a ricordarcelo, gli eventi di cronaca di queste ore, che ci aiutano a non ignorare le sofferenze che colpiscono tanti piccoli, come quelli che vivono in contesti di guerra come Gaza, ma anche in Nigeria, dove il terrorismo continua a perseguitare famiglie innocenti. L’infanzia di Gesù, a tal proposito, ricorda anche la triste realtà che, a volte, un bambino non è accolto con gioia e speranza, ma diventa vittima della violenza e dell’odio. È nostro compito, come comunità cristiana, rispondere con solidarietà e amore a queste sofferenze, come segno di fede, anche supportando iniziative che guardano all’accoglienza dei minori a rischio. Chi ha la responsabilità di creare le condizioni giuste e non si adopera in tal senso, rischia di trasformare questo tempo nell’ipocrita messa in scena di una famiglia per bene.

La pienezza dell’amore in una famiglia “irregolare”

Così, la domenica dopo il 25 dicembre, ci siamo soffermati sulla sacra famiglia come “anomalo” modello per le nostre famiglie: Giuseppe, Maria e Gesù Bambino. Un esempio imperfetto secondo rigidi schemi culturali. Che modello è una famiglia composta da una quindicenne incinta fuori dal matrimonio, con un bambino che non è del futuro marito, tra l’altro molto più grande di lei? Forse un esempio che rompe gli schemi, ma soprattutto un autentico sistema relazionale, che incarna il modo giusto di amarsi, in maniera sincera, con l’unico interesse di volere il bene dell’altro/a.

Da questo punto di vista, Giuseppe è il padre per adozione, che si prende cura della sua famiglia, ricordandoci che siamo figli di chi ci cresce (il Padre?), oltre che di chi ci genera. Egli trova il modo di difendere la sua famiglia, fugge in Egitto per evitare la strage degli innocenti, un’immagine che rimanda alle famiglie costrette a fuggire dalle guerre, come le madri con i loro figli che, oltre a cavalcare il mare sui barconi, negli ultimi tempi arrivano dalle città dell’Ucraina.

Il rinnovo delle promesse e la partenza di Luce

Nel giorno della festa della Sacra Famiglia, la nostra comunità parrocchiale ha avuto l’opportunità di rinnovare le promesse matrimoniali e battesimali. È stato un momento suggestivo, che ha visto i coniugi di Campolattaro formare spontaneamente un cerchio attorno all’altare, in segno di unità e di impegno, per rinnovare, davanti a Dio e alla comunità, l’impegno a vivere la famiglia come luogo di amore, accoglienza e speranza.

In questo giorno, abbiamo anche celebrato il battesimo della piccola Elena, a conferma che esistono ancora famiglie che si impegnano a trasmettere la fede, ma anche comunità corresponsabili nell’educazione alla vita.

La domenica che ha seguito il 25 dicembre, è stata anche l’occasione per salutare Luce, la mascotte che ci ha accompagnato durante l’anno del Giubileo. Luce ha partecipato ad ogni celebrazione della nostra comunità, testimone silenziosa del messaggio di speranza che voleva portarci quest’anno. Con la fine del Giubileo, Luce ci lascia, ma il suo messaggio resta. La giovane pellegrina, che rappresenta tutti noi, prosegue il suo viaggio per le strade del mondo, pellegrina di speranza.

Un ringraziamento per l’anno trascorso

L’anno si conclude con la celebrazione del Te Deum. Il 31 sera ringraziamo Dio e continuiamo a celebrare la vita, anche nella sua prospettiva eterna, ricordando le persone della comunità che ci hanno lasciato in questo anno.

Il Natale invita, quindi, a riflettere sul significato profondo di una vita che viene al mondo, sulla famiglia umana che l’accoglie e la protegge, sulla prospettiva eterna.

In un mondo segnato dalla divisione, dalla sofferenza e dalla violenza, possiamo trovare nel modello della sacra famiglia e nell’esempio di Giuseppe, Maria e Gesù Bambino, l’icona della famiglia del nostro tempo.

Che la nascita di Gesù, simbolo di un Amore che prende corpo, aiuti a riscoprire l’importanza della mia famiglia come luogo privilegiato dove l’umano può fare l’amore con il divino.

Read More →
Exemple

Con decreto dirigenziale n. 296 del 23/12/2025 sono stati prorogati i termini per l’Avvio dei tirocini di inclusione sociale GOL al 31 gennaio 2026 e la conclusione prevista al 31 luglio 2026.

L’indennità mensile è di € 500,00 conferite direttamente al tirocinante dalla Regione Campania.

Per quanto riguarda l’inserimento nelle attività socio-educative promosse dall’Oratorio e dal Centro d’Ascolto di Campolattaro, c’è la possibilità di svolgere un tirocinio nei contesti formativi al momento attivi grazie anche alla collaborazione con la cooperativa sociale Passione Educativa e con il Circolo ACLI “Tammaro”.

Si fa presente che il requisito di accesso prioritario resta la presa in carico dei servizi sociali territoriali. Di conseguenza, le persone interessate, possono chiedere informazioni presso la segreteria dell’oratorio e/o presso il centro d’ascolto, per poi essere indirizzate presso i servizi sociali del Comune di residenza.

Si sottolinea, altresì, che i progetti di inclusione per lo svolgimento delle attività dovranno prevedere data di avvio entro il 31/12/2025 e data fine il 31/07/2026 (termini obbligatori).

Per approfondimenti: Regione Campania

Read More →
Exemple

Siamo nel cuore dell’Avvento e la Chiesa si veste di rosa, un colore che non si trova nell’arcobaleno perché, in realtà, non esiste. È una tonalità artificiale che si ottiene “annacquando” il rosso con il bianco, in altre parole, indebolendo il significato violento della passione, per aprire a spazi di gioia.

La gioia in sé è l’essenza del messaggio cristiano e la condizione ottimale del credente. Un modo di essere, indipendente da fattori esterni, che caratterizza uno stato d’animo pronto a tutto, anche all’infelicità.

Da ragazzo mi chiedevo sempre come si potesse vivere nella gioia in questo mondo.

Oggi ci svegliamo e al TG sentiamo solo brutte notizie: apriamo gli occhi a dieci giorni dal Natale e sentiamo che in Europa soffiano venti di guerra; scendiamo di casa per andare ad un funerale, dove vedremo solo facce tristi; torniamo a casa e apprendiamo dal Papa della situazione drammatica in Congo; pensiamo a domani e un’altra settimana ci aspetta, con il suo carico di stress, alimentato, paradossalmente, anche dall’imminenza delle feste.

Per fortuna è la domenica della gioia! Sembra il gioco dei pazzi e ad alimentare la confusione, in effetti, se ci pensate, ci si mette anche la pagina di vangelo che si ascolta in chiesa. Protagonista indiretto è ancora Giovanni, ma la situazione è capovolta. Se la settimana scorsa era lui che presentava Gesù, oggi è Cristo che parla del battista. Altro che gioia, il momento è drammatico. Giovanni Battista è in carcere, inizia a vacillare, ha dei dubbi, si chiede se la persona da lui indicata come “l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo” è Gesù o se devono attendere un altro messia, manda a chiederglielo dalla prigione e lui sfoga con le folle:

«Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta».

Mi piace leggere in questa reazione un’aggressione all’apatia del cattolico della domenica, che si sposta verso il deserto, ma non fa nulla per contrastare l’aridità. Come se Gesù mi stesse dicendo che partecipare ad uno sciopero non serve a nulla se mi fermo ad ascoltare il leader della piazza che denuncia l’ingiustizia, senza impegnarmi successivamente perché le cose possano cambiare.

Cosa siete venuti a vedere in chiesa? Il prete vestito di rosa perché oggi è la domenica della gioia? Allora, cosa siete venuti a vedere? Il presepe allestito per quest’anno? Ben venga, ma in questa chiesa, come nelle vostre case, c’è qualcosa di più grande del presepe … la gioia legata alla possibilità che un bimbo cresciuto possa cambiarvi la vita nel momento in cui porrete quel neonato nella mangiatoia del vostro cuore.

È triste, allora, il vangelo di oggi, ma non esclude che si possa accogliere nella gioia. Non dobbiamo confondere, quindi, la gioia con la felicità. Quest’ultima dipende dagli eventi esterni e noi non potremo mai essere felici finché ci saranno barboni per strada, anziani soli in casa, detenuti che festeggeranno il Natale in carcere e noi in attesa che qualcuno ritorni nella nostra vita.

Non bisogna andare per forza in India per ritrovare se stessi nella città della gioia. Oggi si celebra il giubileo dei detenuti e il carcere non è un luogo migliore rispetto alle baraccopoli di Calcutta.

Come anche, in questo giorno, proprio perché si parla di coloro che, come Giovanni Battista, sono in carcere, la Chiesa beatifica 50 volontari uccisi dai nazisti per aver portato conforto religioso ai deportati. Erano un gruppo di giovani tra i 20 e 35 anni, che insieme ad altri volontari anonimi, si prestarono per andare ad assistere un milione e cinquecentomila operai francesi, ormai privi di punti di riferimento religiosi, creando degli spazi di gioia nei campi di concentramento.

Dove si innesta la gioia nella sofferenza? La conclusione di Gesù è fortissima. Giovanni Battista è il più grande tra “i nati da donna” e non esiste, dunque, persona migliore di lui sulla terra. Eppure, «il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

Eccola la gioia! La Chiesa è madre e come tale comprende cosa significa attendere un figlio. C’è solo da sperare, affidandosi alla fede, affinché sia autentica l’esperienza dell’amore.

Read More →
Exemple

Riflettere su Maria concepita senza peccato originale, mai come in questi tempi, significa approfondire il ruolo della donna nella storia della salvezza e la sua straordinaria dignità nella Chiesa e nella società.

Le letture proposte dalla liturgia, per il giorno dell’Immacolata, ricordano che la donna è stata creata a immagine e somiglianza di Dio, con una dignità intrinseca e una libertà di scelta che la rendono coprotagonista della storia.

Attraversando i secoli e i millenni, da Adamo ed Eva alla Chiesa di Leone XIV, appare evidente come il contributo della donna sia stato fondamentale e insostituibile. È indiscutibile, infatti, che scavando nella cultura patriarcale è possibile ritrovare il senso di una donna che, se non ci fosse stata, la storia sarebbe andata diversamente.

È un dato di fatto che nelle realtà ecclesiali sono spesso le donne a guidare il cammino di crescita integrale, attraverso gli itinerari di catechesi, la preparazione ai sacramenti e la formazione umana e cristiana dei bambini, dei giovani e degli adulti.

Essendo, purtroppo, la Chiesa composta da esseri umani, è anche il riflesso della società e, quindi, come per gli insegnanti nella scuola, avere un ruolo educativo, dal quale dipende lo spessore spirituale della comunità credente, non è abbastanza per qualcuno. Allora, ben venga accogliere il contributo che una sensibilità femminile può apportare nella gestione quotidiana della comunità, rendendo visibile la maternità della Chiesa anche nei ruoli di responsabilità dove è possibile dare spazio al ministero regale.

Come abbiamo visto in quest’ultima settimana, a creare problema è l’accesso al sacramento dell’Ordine, in particolare al suo primo grado: il diaconato permanente. Qualche esperto direbbe che stiamo su due piani diversi e che la questione si sposta dalla prospettiva pastorale a quella sacramentale.

Intanto, però, come ha ricordato anche papa Francesco nell’Evangelii Gaudium, bisogna anche stare attenti a non identificare troppo la potestà sacramentale con il potere. Già Bergoglio, nel 2013, poneva la questione in termini di sfida e chiamava in causa gli addetti ai lavori: “Qui si presenta una grande sfida per i pastori e per i teologi, che potrebbero aiutare a meglio riconoscere ciò che questo implica rispetto al possibile ruolo della donna lì dove si prendono decisioni importanti, nei diversi ambiti della Chiesa.

In altre parole, la dignità di ogni donna nella Chiesa non è misurata dalla possibilità di accedere all’Ordine sacro. Il momentaneo diniego all’accesso al diaconato femminile (o la necessità di ulteriore studio teologico) non toglie assolutamente nulla alla dignità fondamentale della donna e ai ruoli di responsabilità che essa può pretendere nell’azione di governo.

Basti pensare che Maria, in cielo, celebra in Cristo il banchetto eterno, partecipando in pieno al ministero sacerdotale del Figlio e questo, in un luogo ‘serio’ come il Paradiso, non crea certamente scandalo. Il punto da approfondire, infatti, secondo me, è proprio quello del sacerdozio comune di tutti i fedeli.

Del resto, come vi ho fatto notare altre volte, paradossalmente, dalla stirpe sacerdotale arriva Maria, mentre Giuseppe era discendente della stirpe regale.

Contemplando l’Immacolata, quindi, ringraziamo il Signore per il dono della dignità femminile. Questo contributo è linfa vitale per la fede personale e l’azione della Chiesa, poiché dietro ogni cristiano c’è una grande donna.

Read More →
Exemple

È il tempo dell’attesa per chi guarda verso il futuro aspettando di celebrare il natale.

Tutti gli anni, nelle prime domeniche di dicembre, ribadiamo sempre lo stesso concetto: la prima fase dell’avvento ci proietta in avanti, verso ciò che non ancora è accaduto.

Come cristiani siamo profeticamente chiamati a penetrare con lo sguardo il presente per cercare di cogliere qualche elemento che ci aiuti a comprendere dove stiamo andando. È il successo del sognatore che, alla Martin Luther King, immagina per i propri figli un mondo senza violenza, dove tutti possano vivere pacificamente insieme.

Mi piace pensare che, da bravo pastore cristiano, Martin conoscesse le scritture e si fosse lasciato ispirare dal profeta Isaia, in particolare dalla pagina che la Chiesa propone per la seconda domenica di Avvento. Sogna, il profeta, come il pastore e descrive un mondo diverso, dove il lupo andrà a vivere insieme all’agnello, il leopardo dormirà con il capretto, il vitello e il leone mangeranno insieme, la mucca e l’orsa andranno a passeggiare come vecchie amiche, il leone mangerà la paglia e non un essere vivente suo simile. Sogna, il ragazzo, un mondo più a misura dei piccoli, dove il lattante potrà giocare nella tana dei serpenti e il bambino toccare con mano il serpente velenoso.

Immagini che rasenterebbero la poesia, se non fosse per il fatto che sono portatrici di un messaggio forte, contro chi alimenta la violenza.

Circa 700 anni dopo, toccherà a Giovanni battista stimolare le coscienze, questa volta con un discorso più crudo, da persona che veste di peli di cammello e mangia le cavallette con il miele selvatico. Raccoglie gli abitanti di Gerusalemme, del regno di Giuda e delle aree interne lungo il fiume, per invitarli alla conversione integrale e non solo parziale.

Mi colpisce che, come sottolinea l’evangelista, queste persone, dopo aver confessato i loro peccati e aver aderito alla proposta di cambiamento, continuano ad essere trattati male da Giovanni che insiste, chiamandoli “razza di vipere”. Il dichiarare il senso di appartenenza non basta, bisogna fare “frutti degni della propria conversione”. È troppo facile nascondersi dietro un’etichetta, professarsi cattolici, frequentare la Chiesa, senza un’azione concreta che accompagni queste prese di posizione.

Al momento giusto Giovanni si mette da parte e indica Gesù come il salvatore. La Chiesa sarà uno strumento che egli ci fornirà per uscircene nel migliore dei modi. Dal mandato sono trascorsi più di duemila anni e, oggi, papa Leo ribadisce che la Chiesa non può stare in silenzio difronte alle ingiustizie.

Siamo alla vigilia dell’Immacolata e, quindi, riflettendo su questi aspetti, mi viene in mente l’allestimento del presepe. Penso alla sua rappresentazione, alla Betlemme attualizzata nei secoli e giunta fino ai giorni nostri, alla recita dei pastori napoletani e mi chiedo se sono loro a rappresentarci o, al contrario, siamo noi a recitare quella parte, perché tutto sommato, non solo si è sempre fatto così, ma è anche questa la mia vita!

Intanto il messaggio è chiaro: il Figlio di Dio si incarna nella storia attuale, nella nostra vita, sia che siamo pizzaioli, fabbri o pescivendoli, sia che ci attiviamo come dipendenti o liberi professionisti.

Vi parlo di questo per lanciare un’iniziativa che abbiamo pensato con i ragazzi del percorso di cresima: il concorso dei presepi. Chi lo gradisce, durante le feste di Natale, riceverà la visita dei ragazzi del paese che verranno ad apprezzare i vostri presepi.

Io, personalmente, ho già allestito il presepe con la sola immaginazione e più che di un sogno, si tratta solo della mia personale interpretazione della realtà. Ripercorro il motivo della canzone di Natale diffusa tra i giovani francescani di 40 anni fa e descrivo la mia scena …

Ecco la stalla nel bosco, con il bue, l’asinello e l’assistente sociale che accorre già; bambole di pezza, con il suono elettrico della chitarra, a raccontare un pezzo di cultura italiana a noi lontana; droni che volano, tra angeli inermi, con bombe che cadono a Kiev, a Gaza e in questi giorni in Sudan; le nostre case, violate dal pastori ignoti che entrano leggeri dalla finestra, per uscirne con i sacchi pieni; nel frattempo c’è sempre chi dorme e non si accorge di nulla, mentre in pochi restano meravigliati per un evento ordinario, che solo l’incontro tra cielo e terra poteva rendere straordinario.

Questo è il mio presepe, che continuerò ad arricchire di nuovi elementi durante l’avvento. Nel frattempo chi vuole può “divertirsi” a rappresentare il proprio mondo, illuminandolo di quella luce che simbolicamente abbiamo acceso all’inizio della celebrazione, ma che, ancora una volta, è solo una rappresentazione simbolica di una realtà che già si è realizzata, ma non è ancora salvata: la tua vita!

Read More →
Exemple

Nel giorno dedicato alla commemorazione dei defunti, nella nostra mente appaiono numerosi i volti di persone che non ci sono più e, nel nostro cuore, l’assenza pesa.

Qualche giorno fa ho ricevuto un messaggio di una persona che mi informava che il papà sta per morire e che desiderava salutarmi. Sono entrato in un’altra dimensione e in stato di “trans” ho rivisto i 15 anni di frequentazione con questo giovane, più o meno della mia età. Anni di confronti e scontri, risate e pianti, momenti di svago e di lavoro. Un intreccio di scambi, come quando vivi su due diversi piani di una stessa casa, avendo la possibilità l’uno di sentire ogni passo e l’altro di ascoltare ogni esternazione emotiva.

E così ho compreso cosa significa commemorare: rivedere un film dove il defunto è il co-protagonista del racconto che stai scrivendo oggi. Perché il 2 novembre non dovremmo andare al cimitero per onorare degli spettatori passivi della nostra vita, ma per ricordare i co-protagonisti della nostra storia personale, familiare e comunitaria.

Chi se n’è andato ha abbandonato la scena, ma continua a recitare attraverso di noi. Ogni tratto della nostra personalità porta con sé una traccia indelebile del suo passaggio.

Eppure, lo sguardo di fede va oltre la semplice nostalgia. La parte sulla resurrezione di Cristo ci assicura che la morte non è l’ultima scena.

Condivido delle intenzioni particolari, che la nostra piccola comunità può comprendere fino in fondo:

  • preghiamo per i bambini che non ci sono più e per i loro genitori che oggi piangono sulle loro tombe;
  • preghiamo per i genitori che sono andati via prima del tempo e per i loro figli, ancora piccoli, che oggi girano per il cimitero;
  • preghiamo per chi non ha lasciato questo mondo, ma la nostra vita personale, provocando una morte apparente;
  • preghiamo per i nostri co-protagonisti defunti, affinché la luce eterna risplenda su di loro e ritorni a noi, per farci vivere un lieto fine, degno della migliore storia che potevamo scrivere, la nostra.

Oggi, quindi, non piangiamo per un finale drammatico, ma affidiamo i cari defunti al Regista della Vita. Nel farlo, noi stessi siamo spinti a vivere, con rinnovato impegno, la parte del copione che ci riguarda.

Read More →

Appuntamenti

Eventi in programma