Spazi di gioia oltre l’impossibilità di essere felici

Posted on Dicembre 14, 2025

Home Blog Articoli Spazi di gioia oltre l’impossibilità di essere felici

Appuntamenti

Eventi in programma

Exemple

Spazi di gioia oltre l’impossibilità di essere felici

Siamo nel cuore dell’Avvento e la Chiesa si veste di rosa, un colore che non si trova nell’arcobaleno perché, in realtà, non esiste. È una tonalità artificiale che si ottiene “annacquando” il rosso con il bianco, in altre parole, indebolendo il significato violento della passione, per aprire a spazi di gioia.

La gioia in sé è l’essenza del messaggio cristiano e la condizione ottimale del credente. Un modo di essere, indipendente da fattori esterni, che caratterizza uno stato d’animo pronto a tutto, anche all’infelicità.

Da ragazzo mi chiedevo sempre come si potesse vivere nella gioia in questo mondo.

Oggi ci svegliamo e al TG sentiamo solo brutte notizie: apriamo gli occhi a dieci giorni dal Natale e sentiamo che in Europa soffiano venti di guerra; scendiamo di casa per andare ad un funerale, dove vedremo solo facce tristi; torniamo a casa e apprendiamo dal Papa della situazione drammatica in Congo; pensiamo a domani e un’altra settimana ci aspetta, con il suo carico di stress, alimentato, paradossalmente, anche dall’imminenza delle feste.

Per fortuna è la domenica della gioia! Sembra il gioco dei pazzi e ad alimentare la confusione, in effetti, se ci pensate, ci si mette anche la pagina di vangelo che si ascolta in chiesa. Protagonista indiretto è ancora Giovanni, ma la situazione è capovolta. Se la settimana scorsa era lui che presentava Gesù, oggi è Cristo che parla del battista. Altro che gioia, il momento è drammatico. Giovanni Battista è in carcere, inizia a vacillare, ha dei dubbi, si chiede se la persona da lui indicata come “l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo” è Gesù o se devono attendere un altro messia, manda a chiederglielo dalla prigione e lui sfoga con le folle:

«Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta».

Mi piace leggere in questa reazione un’aggressione all’apatia del cattolico della domenica, che si sposta verso il deserto, ma non fa nulla per contrastare l’aridità. Come se Gesù mi stesse dicendo che partecipare ad uno sciopero non serve a nulla se mi fermo ad ascoltare il leader della piazza che denuncia l’ingiustizia, senza impegnarmi successivamente perché le cose possano cambiare.

Cosa siete venuti a vedere in chiesa? Il prete vestito di rosa perché oggi è la domenica della gioia? Allora, cosa siete venuti a vedere? Il presepe allestito per quest’anno? Ben venga, ma in questa chiesa, come nelle vostre case, c’è qualcosa di più grande del presepe … la gioia legata alla possibilità che un bimbo cresciuto possa cambiarvi la vita nel momento in cui porrete quel neonato nella mangiatoia del vostro cuore.

È triste, allora, il vangelo di oggi, ma non esclude che si possa accogliere nella gioia. Non dobbiamo confondere, quindi, la gioia con la felicità. Quest’ultima dipende dagli eventi esterni e noi non potremo mai essere felici finché ci saranno barboni per strada, anziani soli in casa, detenuti che festeggeranno il Natale in carcere e noi in attesa che qualcuno ritorni nella nostra vita.

Non bisogna andare per forza in India per ritrovare se stessi nella città della gioia. Oggi si celebra il giubileo dei detenuti e il carcere non è un luogo migliore rispetto alle baraccopoli di Calcutta.

Come anche, in questo giorno, proprio perché si parla di coloro che, come Giovanni Battista, sono in carcere, la Chiesa beatifica 50 volontari uccisi dai nazisti per aver portato conforto religioso ai deportati. Erano un gruppo di giovani tra i 20 e 35 anni, che insieme ad altri volontari anonimi, si prestarono per andare ad assistere un milione e cinquecentomila operai francesi, ormai privi di punti di riferimento religiosi, creando degli spazi di gioia nei campi di concentramento.

Dove si innesta la gioia nella sofferenza? La conclusione di Gesù è fortissima. Giovanni Battista è il più grande tra “i nati da donna” e non esiste, dunque, persona migliore di lui sulla terra. Eppure, «il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

Eccola la gioia! La Chiesa è madre e come tale comprende cosa significa attendere un figlio. C’è solo da sperare, affidandosi alla fede, affinché sia autentica l’esperienza dell’amore.