La guerra che passa attraverso di noi e ci rende vivi

Posted on Agosto 17, 2025

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La guerra che passa attraverso di noi e ci rende vivi

Che Gesù fosse motivo di divisione era chiaro fin dalle sue prime apparizioni pubbliche e questo non deve scandalizzare, a maggior ragione se viene confermato da lui stesso. Sicuramente, anche in questo caso, è una questione di traduzione e, se non poniamo attenzione all’intonazione, rischiamo di fraintendere. Qui Gesù non sta dicendo che è contento di “gettare fuoco”, ma semplicemente è consapevole che il suo messaggio di pace … contrasta con la pace. Usa un’immagine fortissima, immediatamente collegata ad ognuno di noi: la famiglia. Si presenta, in effetti, come uno “sfasciafamiglie”: «D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Una volta questo passaggio si riduceva a spiegare l’avversione dei genitori alla chiamata dei figli alla vita religiosa. Pensate Chiara e Francesco d’Assisi, fortemente ostacolati dai genitori o, anche, agli episodi che, alcuni di noi, hanno assistito, fino a qualche anno fa, di figlie rinnegate dai padri perché entrate in convento.

Oggi la situazione si è completamente capovolta e, dinanzi all’esempio degli adulti che ancora reggono la Chiesa, i figli rispondono allontanandosi da quella proposta educativa. La colpa, lungi dall’essere circoscritta ai genitori, è condivisa da tutta la comunità credente, incapace di rendere affascinante il messaggio evangelico e l’esperienza cristiana.

Se Gesù, il Figlio di Dio, la seconda persona della Trinità, Dio stesso incarnato, a malincuore divide, figuriamoci, poi, se possiamo aspettarci qualcosa di diverso dalla Chiesa. Perché è ovvio che la divisione non è solo nelle famiglie, ma anche nel mondo ecclesiale. È vero quello che dicono gli anticlericali, le religioni hanno contribuito a dividere il mondo e, noi aggiungiamo, l’istituzionalizzazione del messaggio evangelico ha contribuito a dividere la Chiesa, anche se, senza alcun dubbio, è stata la sua salvezza.

Sembrerebbe quasi che per continuare a sentirsi vivi e, quindi, stare in pace con se stessi, bisogna per forza farsi la guerra e alimentare il conflitto. Penso, in questo caso, alle piccole comunità locali, a quei paesi come il nostro, dove se non alimenti la critica davanti al bar o sul sagrato della chiesa, sembra che non hai null’altro da dire.

A proposito di questo, permettetemi di calare il discorso nella nostra comunità. Mi sembra che negli ultimi tempi si stia passando dal confronto/scontro d’opinione alla cattiveria espressa in malafede. Non mi era mai capitato di osservare persone che gioiscono nel vedere i fallimenti dell’altro, in alcuni casi contribuendo attivamente. Una volta, difronte al pericolo, una comunità, se pur divisa, si univa e provava ad uscirsene, oggi, piuttosto, si cerca di boicottare ogni iniziativa che non sia frutto di una propria intuizione. Si arriva al punto di farsi da parte, presumendo di essere indispensabili e, quindi, ricercando volutamente la disfatta. Questa non è cattiveria, ma profonda ignoranza, perché non si comprende che in gioco c’è la vita della comunità dove si vive e, di conseguenza, il benessere di tutti, a partire dalla propria famiglia.

Qualcuno dice che a dividere il paese è la politica. Credo proprio che sia il contrario. È la divisione che alberga in ognuno di noi a dividere la politica che, di per sé, come ricordano i pontefici degli ultimi tempi, è un’alta forma di carità. Del resto, se non fosse così, non riuscirei proprio a farmi mandare giù questa visione così “carismatica” dell’azione politica, presumibilmente orientata al bene comune.

La questione è molto più seria rispetto a qualche sterile bega di paese e coinvolge ognuno di noi visto che la pace, a livello internazionale come a casa nostra, è possibile solo se iniziamo a ricucire lo strappo che è dentro di noi, la divisione interiore, il conflitto che non siamo in grado di contenere e esplode rispecchiandosi sulle nostre relazioni e sulla realtà che ci circonda.

Perché se oggi, come ai tempi di Gesù, un figlio sta contro la madre, un marito abusa psicologicamente della moglie, una donna interrompe una relazione affettiva, un gruppo di amici si trasforma in un clan coalizzato contro l’avversario politico, etc. etc., è perché, fondamentalmente, si è divisi dentro e non si sta in pace con se stessi. Non si spiega diversamente. Non può essere che, se delle persone vogliono tutte le stesse cose (affetto, amore, benessere comune, crescita della comunità, sviluppo del territorio, …), poi si attaccano come se avessero obiettivi completamente divergenti. A questo punto dobbiamo pensare che siamo divisi dentro e ciò che mi circonda diventa lo specchio che riflette le mie fragilità fino a giungere alla rottura.

A proposito di divisione interiore, esiste un malessere psicologico che, lo dico provocatoriamente, secondo me, può essere alimentato anche dalla religione: il disturbo borderline di personalità. La caratteristica è proprio l’instabilità emotiva nelle relazioni interpersonali e, prima ancora, nel rapporto con se stessi. L’immaturità di fede, l’emotività spirituale disfunzionale, la pressione morale indiscriminata, possono provocare una scissione interiore e portare a scelte impulsive spropositate.

Gesù, nel brano del vangelo che abbiamo ascoltato, non dice come spegnere questo fuoco, probabilmente perché neanche è possibile. Propongo, allora, di aiutare Gesù ad accendere questo fuoco che lui vorrebbe già acceso, di compiere questo battesimo che tanto ci angoscia, perché ricucire le ferite è doloroso, ma in certi casi è l’unica strada per far rientrare il conflitto che è dentro di noi, evitando la guerra che potrebbe esplodere intorno a noi.