1° novembre, Tutti i Santi, non è il giorno del ricordo dei nomi scritti nel calendario, ma la festa dei santi ignoti, di quelle innumerevoli persone che, pur non essendo state innalzate agli onori degli altari con la canonizzazione ufficiale della Chiesa, hanno vissuto l’esistenza terrena in una santità quotidiana, applicando radicalmente la logica evangelica dell’amore incondizionato per il prossimo.
Questa solennità si rinnova ogni anno perché si rinnova costantemente l’esercito silenzioso e sconosciuto dei beati. Basti pensare ai cristiani che, anche solo nell’ultimo anno, sono stati barbaramente uccisi in odio alla loro fede, specialmente in luoghi di conflitto e persecuzione. La Nigeria, ad esempio, continua a piangere le vittime innocenti – tra cui neonati, bambini, madri e padri – massacrate da miliziani armati perché cristiani. Solo qualche giorno fa, infatti, abbiamo appreso dell’ennesimo attentato ad una chiesa cristiana. Questi sono i martiri che testimoniano con il sangue l’amore estremo, ma che spesso rimangono cifre anonime nelle cronache globali, santi senza nome, che resteranno tali e, per questo, festeggiati il primo giorno di novembre.
Ma i santi ignoti sono anche tutti coloro che sono strappati alla vita in modo prematuro e innocente, le cui esistenze, pur brevi, hanno rappresentato un lampo di purezza evangelica, di carità silenziosa e di accettazione del dolore.
Oggi, camminando per il cimitero, mi sono soffermato sulle tombe dei bambini, per una profonda riflessione sulla fede.
Voi sapete che la Chiesa opera con prudenza quando deve proclamare un santo. Una canonizzazione è, in tal senso, una dichiarazione infallibile che quella persona è nel Regno dei Cieli e, per questo, può essere venerata. A rigore di dottrina, quindi, non è permesso pregare i defunti se non i Santi canonizzati. Ma è altrettanto vero che, nell’immaginario collettivo, un bambino che muore vola dritto in Paradiso, poiché la sua innocenza è una garanzia di beatitudine che supera ogni umana incertezza, perché, come abbiamo ascoltato anche oggi dalle parole di Gesù, sono “beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli”.
Penso che le tombe dei bambini dovrebbero essere custodite come quelle dei Santi. A loro possiamo e dobbiamo rivolgerci, perché sono gli intercessori a noi più vicini.
È stato un dispiacere scovare una di queste piccole lapidi trascurata. Qualcuno potrebbe dire che i genitori non ci sono più. Sarà anche vero, ma noi siamo qui, comunità credente, incapace di prendersi cura dei suoi figli, prima e dopo la morte!
La festa dei santi ignoti, diventa la festa dei bambini che non ci sono più e l’occasione per curare questi luoghi d’incontro con il mistero.
La festa di Ognissanti, quindi, non è solo una commemorazione del passato, ma anche un’attualizzazione di un futuro che è reso presente nello sguardo di un fanciullo. Penso alle foto di quei bimbi che non ci sono più, i cui sepolcri dovrebbero risplendere per la certezza della loro santità, ma anche a quei genitori andati via troppo presto, lasciando i piccoli a piangere sulle loro tombe. Questi sono i santi ignoti e oggi è la loro festa.



