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Come ogni anno, al termine delle vacanze, riprendiamo le attività con la tradizionale novena in preparazione alla festa della Madonna del Canale. A partire dal 6 settembre, il programma prevede:

  • dal lunedì al venerdì, ore 17.30 S. Rosario, ore 18 S. Messa;
  • sabato, ore 18.30 S. messa;
  • domenica, ore 8.30 S. Messa;
  • giovedì 14 settembre: Adorazione eucaristica al termine della S. Messa;
  • venerdì 15 settembre: ore 8.30 S. Messa; ore 18 S. Messa e a seguire processione
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XVI Domenica del Tempo Ordinario

Nella prima lettura che si ascolta domenica 30 luglio nelle chiese, viene riportata la preghiera che Salomone, giovane re d’Israele, eleva al Signore, consapevole dei suoi limiti rispetto al grande mandato ricevuto da Dio, di governare un popolo. Nel 1° Libro dei Re così si legge:

“Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide, mio padre. Ebbene io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi. Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per la quantità non si può calcolare né contare. Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso”.

Colpisce che la richiesta che il ragazzo rivolge a Dio è quella di un cuore docile che sappia distinguere il bene dal male. In altri termini, forse un po’ autoreferenziali, ma ritengo ancora abbastanza circostanziali, Salomone chiede la capacità di discernimento difronte alle scelte e, quindi, la possibilità di prendere le decisioni giuste per il popolo.

Birra vs Cultura, una partita persa

Saper compiere le scelte giuste nella vita è tanto importante quanto complicato. A volte scegliere anche su questioni apparentemente banali come, ad esempio, dove andare a trascorrere una normalissima serata di mezz’estate, può cambiarti la vita o, almeno, fare la differenza.

Penso alle proposte di questi giorni nei paesi del bacino del Tammaro, con un programma molto ricco, per tutti i gusti. In particolare rifletto sulle scelte di una popolazione, quella delle aree interne che, forse, nonostante non manchi di manifestare periodici picchi di depressione per la propria condizione, prova ad attivare dei meccanismi di autoregolazione dell’umore sociale, prodigandosi nell’organizzazione dell’estate autoreferenzialmente oggettivata dalla circoscrizione del proprio paese.

Ed allora si può scegliere tra un’iniziativa di elevato spessore culturale, dove la presenza di professionisti è posta a garanzia di contenuti che, attraverso il linguaggio dello spettacolo, come richiesto da ogni forma d’arte, elevano lo spirito, ed una stimolante festa della birra che, se vissuta come si deve, trasforma la serata in un evento più comico del festival dei cortometraggi comici.

Non si tratta di una sfida, ma di una costatazione circa la capacità di scelta, orientata dal contesto culturale che, certamente, non può tradire se stesso. In un territorio dove si beve tutto l’anno, non puoi aspettarti che si rinunci alla festa della birra per un evento unico nel suo genere, significherebbe andare contro la propria natura.

I governanti del popolo

Qui scendono in campo i “governanti” del popolo che, per definizione, dovrebbero porsi al servizio della loro gente, non assecondando le richieste, ma educando i bisogni. Possiamo accettare di pensare che la Chiesa sia un’agenzia educativa chiamata a “governare” il suo popolo, solo se il termine “governo” risuona spontaneo nella mente di chi ha questa responsabilità come servizio per il bene comune e, quindi, di ognuno.

Purtroppo, indipendentemente dal gradimento del ruolo, un “governante” non dovrebbe starsi zitto per quieto vivere. Non dovrebbero farlo soprattutto genitori ed insegnanti che, come i preti, non necessitano del consenso conquistato ad ogni costo per potersi mantenere nel loro ruolo. È in gioco la libertà di agire secondo coscienza, anche se impopolari, perché liberi da condizionamenti esterni politicamente scorretti.

Se esiste il male è perché esiste il bene

Ed allora, ben venga la pluralità della proposta, poiché diversamente non ci sarebbe una vera possibilità di scelta e, quindi, la propria libertà sarebbe solo un’illusione. Il male esiste ed è messo in evidenza proprio dal bene, poiché come dice Lady Gaga: “le ombre sono la prova che la luce splende”.

A.G.

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Riflessione da parroco

Mercoledì 19 luglio, piazzetta Chiesa Madre, mancano 3 minuti all’inizio della Messa, i rappresentanti delle Forze dell’Ordine ci sono tutti, guardo la piazza e vedo le sedie davanti al palco vuote. Se non avessi avuto prontezza di come si muovono i miei “polli” avrei pensato ad una grande figura di niente!

In effetti molti erano già lì e osservavano da lontano! Li invitiamo a sedersi e, come per magia, quando arrivo all’altare, l’impatto con la piazza è positivo, tutte le sedie erano occupate … sospiro di sollievo!

L’unico evento organizzato nella provincia di Benevento per il XXXI anniversario della strage di via D’Amelio iniziava con buone premesse, almeno da un punto di vista formale, infatti, mi sono bastati pochi secondi per vedere chi mancava. Non è stato difficile, viste le sedie riservate rimaste vuote.

Dal portale della parrocchia, nuovo pulpito dell’era digitale, voglio soffermarsi su questo, illudendomi che qualcuno si dia alla lettura, magari attirato dal titolo che spero sia abbastanza provocatorio. La sintesi della giornata la trovate sulla nota pubblicata dai giornali.

Si, è mia intenzione, in questa sede, “fare la predica” a chi, per scelta o per indifferenza, ha deciso di non partecipare. Non ho la pretesa che si debba per forza aderire ad ogni evento e prima che lo pensate voi, ve lo dico io: ognuno è libero di agire come meglio crede, secondo la propria coscienza e il suo modo di pensare. La questione è un’altra: non tutti sanno “campare”!

Per evitare che qualcuno si senta chiamato in causa o, meglio, per far sì che si comprenda bene chi deve sentirsi coinvolto, voglio specificare subito che mi sto rivolgendo a chi è stato invitato, non attraverso la semplice locandina, ma con invito formale PERSONALE, ossia consegnato di persona.

Educazione vorrebbe che se vi viene consegnato un invito stampato, inserito in una busta con il vostro nome sopra, come minimo dovreste dare un cenno di adesione o informare della vostra assenza “per impegni istituzionali”. E già, perché mi rendo conto che stare davanti al bar, mercoledì 19 luglio, alle ore 19, era un impegno altrettanto importante come l’ascoltare il Procuratore della Repubblica che, in quel momento, si rivolgeva direttamente alla comunità di Campolattaro.

All’evento si è parlato di collusione tra politica e mafia, dello sviluppo delle aree interne, della responsabilità di ogni cittadino anche rispetto ai lavori della diga … giustamente sono argomenti che non vi interessano, ma abbiate almeno la decenza di rispondere ad un invito.

Voglio essere ancora più chiaro. Non faccio nomi e cognomi perché non ce l’ho con nessuno. L’invito era rivolto a quell’associazionismo che dovrebbe essere la forza di Campolattaro, ma che è incapace di lavorare in rete. Coscienza civica e responsabilità civile avrebbero richiesto un contatto in alternativa alla rappresentanza.

Allora, per favore, vi voglio bene, ma non lamentatevi se alle vostre iniziative non partecipa il paese e, soprattutto, non “pigliatevi collera” se non avete troppa collaborazione nell’organizzazione. A tutti, ogni tanto, piace assumere atteggiamenti parassitari, sfruttando gli interessi degli altri e trovando “o cocco ammunnato e buono”.

Ringrazio tutti coloro che hanno permesso che l’evento riuscisse: Sindaco, Amministrazione comunale, Comitato festa, Forum dei Giovani, Libera Benevento, AGESCI, Dottor Policastro e collaboratori, chi ha animato la S. Messa, chi ha preparato l’altare, chi ha realizzato la panchina gialla, chi ha sudato con noi per allestire la piazza, il vigile urbano, i rappresentanti delle Forze dell’Ordine, tutti i presenti, chi voleva venire e non è riuscito, chi è stato invitato e ha comunicato la sua assenza, coloro che mi dimentico e che sanno di aver contribuito.

A tal proposito concludo con un chiarimento. Sono io quello che si aspettava una maggiore presenza dei sindaci o dei loro delegati. Alcuni sono venuti, qualcuno ha giustificato l’assenza, ad altri sarà sfuggita la pec tra le tante che arrivano ogni giorno. Loro rappresentano un’istituzione e conoscono le regole: quando arriva una comunicazione scritta, buon senso vuole che si risponda e la formalità istituzionale richiede che avvenga per iscritto.

 

Il parroco

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In occasione del XXXI anniversario della strage di via D’Amelio, il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Benevento, dott. Aldo Policastro, visiterà la comunità di Campolattaro, nell’ambito di un’iniziativa organizzata dall’amministrazione comunale, la parrocchia, il coordinamento provinciale di Libera, l’AGESCI della Zona Samnium.

Il programma si apre con la celebrazione della S. Messa in suffragio di Paolo, Agostino, Walter, Claudio, Emanuela, Vincenzo, caduti per mano della mafia il 19 luglio 1992 a Palermo.

Di seguito interverranno per i saluti: Simone Paglia, sindaco del Comune di Campolattaro; Michele Martino, referente di Libera Benevento; le autorità presenti.

La parola passerà ai giovani, con la testimonianza dell’Alta Squadriglia del Reparto “Genesis” del Gruppo AGESCI Benevento 2.

Chiuderà la serata il dottor Policastro, ritornando l’impegno ed il sacrificio delle vittime della strage.

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Dal 26 giugno all’11 luglio, presso l’oratorio parrocchiale di Campolattaro, attività educative estive per fanciulli e ragazzi.

Le iscrizioni sono settimanali e saranno raccolte il venerdì precedente.

Per la prima settimana si accoglieranno i genitori lunedì 26 e in quella sede sarà possibile formalizzare l’adesione.

Per ulteriori info e aggiornamenti consultare la pagina dedicata.

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Alla fine ce l’abbiamo fatta, la pioggia non ha fermato i festeggiamenti in onore del Corpus Domini!

L’avventura è iniziata sabato pomeriggio, quando il gruppo promotore si è ritrovato in piazza per allestire i caratteristici quadri.

Gli organizzatori hanno sfidato il tempo e, lavorando sotto la pioggia, sono riusciti a portare a termine l’opera.

Purtroppo il temporale notturno ha danneggiato i quadri e, così, la domenica mattina, si è tornati sul luogo del misfatto per riparare i danni.

Il grosso del lavoro era fatto, anche se il progetto iniziale prevedeva dei quadri anche in altri punti del paese.

A questo punto la tradizionale processione del Corpus Domini poteva partire … sempre minacciata dall’acqua che, a Campolattaro, manca dai rubinetti, ma non dal cielo.

Ma anche in questo caso la provvidenza ci ha assistito. Ha smesso di piovere non appena siamo usciti dalla chiesa madre, per riprendere nel momento finale della processione, terminata presso la chiesa di S. Sebastiano.

Grazie a tutti coloro che hanno contribuito ad aggiungere un tassello importante nella costruzione permanente della comunità di Campolattaro.

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Domenica 14 maggio, andiamo a Pompei. Dopo l’esperienza suggestiva del passaggio della statua della Madonna delle Grazie per Campolattaro, in occasione del mese di maggio, vogliamo vivere una giornata segnata dal piacere di stare insieme e di vivere un’esperienza di comunitò

L’itinerario proposto vuole accontentare tutti, giovani e adulti. Avremo la possibilità di visitare gli scavi e di apprezzare lo spessore culturale di un sito archeologico ricco di novità costanti; ma anche il piacere di far visita al Santuario, per presentare, ai piedi dell’altare del santuario della Madonna di Pompei, la nostra comunità, con le sue aspettative e le sue speranze.

Per prenotarsi contattare gli incaricati indicati sulla locandina.

Vi aspettiamo numerosi.

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La mancanza di buon senso che porta alcuni soggetti a manifestare, per l’ennesima volta, le loro lecite perplessità in contesti dove è impossibile rispondere (gruppo whatsApp della sagra), provoca le stesse emozioni (stupore), ma reazioni diverse, orientate a dover dare una spiegazione esaustiva sul programma liturgico dei giorni prossimi alla Pasqua, naturalmente utilizzando un luogo più appropriato.

Dopo esserci confrontati tra sacerdoti, siamo giunti a conclusione che si rende necessaria una breve “catechesi” sulla questione, evidentemente non dal pulpito di una chiesa perché altrimenti andremmo a strumentalizzare ed appesantire la liturgia, ma attraverso un canale comunicativo che permetta di arrivare a più persone. Proviamo a spiegare, allora, brevemente, con parole semplici, cosa si vive in questi giorni e il significato spirituale profondo degli eventi, secondo la dottrina e la teologia cattolica.

 

Via crucis e processione

La via crucis nasce dalla devozione popolare che, dopo il XII secolo, inizia a rappresentare il percorso di Gesù verso il Calvario, ricordando alcuni passaggi riportati dai Vangeli. Nel 1731 la Chiesa definì le quattordici stazioni e, nel 1975, stabilì che era possibile sostituire qualche tappa tradizionale con altre immagini, sempre evangeliche, e concludere con la Resurrezione, perché Gesù è VIVO.

Si tratta di un momento di preghiera dove la meditazione occupa uno spazio imponente che distingue la via crucis da una processione.

Il significato, ribadiamo, è quello di riflettere sul percorso che Gesù ha compiuto a Gerusalemme, dal momento della sua condanna a morte alla resurrezione. Nelle riflessioni, i momenti annunciati ad ogni fermata vengono calati nella società attuale, cercando di creare un legame con le questioni di senso dell’umanità.

 

Domenica di Passione (delle Palme)

Con la domenica delle palme inizia la settimana santa. È un momento di grande festa. Gesù viene accolto a Gerusalemme, dove vi si era recato per celebrare la Pasqua ebraica. La celebrazione è caratterizzata dai riti iniziali che, di solito, si celebrano in un luogo esterno alla chiesa, per poi permettere la breve processione con i rami di ulivo. Si tratta, appunto, di una processione, tra l’altro formalmente disciplinata dal Messale Romano, che dà delle indicazioni precise su come procedere.

 

Giovedì santo e altare della reposizione

Il giovedì santo apre il triduo di Pasqua. Sul piano educativo si tratta di un unico intenso percorso che comprende la Messa in Coena Domini (giovedì), la liturgia della Passione (venerdì), la veglia di Pasqua (sabato notte). Già questo dice che, da un punto di vista teologico/dottrinale/educativo, l’itinerario liturgico va vissuto e compreso nel suo insieme e ogni intrusione esterna andrebbe a contaminarne il significato.

In questo giorno celebriamo il memoriale dell’ultima cena di Gesù nel Cenacolo. In quella sede avvenne: il gesto della lavanda dei piedi dei discepoli (gesto reso facoltativo dal Messale Romano e che, quindi, a discrezione del parroco, può essere omesso); l’istituzione del Sacerdozio e dell’Eucaristia.

Al termine della celebrazione, la liturgia prevede che si conservi l’Eucarestia presso l’altare della reposizione che, in questa occasione, non deve coincidere con il tabernacolo centrale dove abitualmente si conserva il SS. Sacramento. Nelle chiese l’altare della reposizione deve essere addobbato in modo solenne, con simboli desunti dal Vangelo, in omaggio all’Eucaristia (es. il grano che ricorda il pane; i grappoli d’uva che ricordano il vino). Qui si può dare sfogo alla creatività pastorale provando ad integrare vangelo e vita, nel rispetto del criterio che ogni simbolo utilizzato esprima un significato evangelico. Non bisogna scandalizzarsi, quindi, se alcune icone del Vangelo vengono rappresentate in chiave moderna per aiutare la preghiera a calarsi nel quotidiano. È importante, in questo caso, che l’intenzione di chi ha pensato il simbolo vada esplicitata, proprio per evitare confusione tra il popolo e frenare i mormoratori seriali.

Ancora due precisazioni importantissime sull’altare della reposizione.

Non è un sepolcro! Non è la tomba dove viene sepolto Gesù! Dopo la celebrazione della Messa si va all’altare della reposizione per pregare, ossia per parlare con una Persona VIVA: Cristo. Non si può pregare una persona morta, poiché la morte implica assenza; il dialogo (la preghiera) comporta la presenza di almeno due soggetti che si scambiano i ruoli, uno parla e l’altro ascolta.

Ancora, non si tratta di un’Adorazione Eucaristica! Non si usa l’ostensorio! Non si espone l’ostia consacrata! È un tabernacolo che conserva Gesù, dove è possibile pregare dinanzi ad una Persona VIVA che può operare nella propria vita. Esporre l’Eucarestia con l’ostensorio non è liturgicamente sensato.

 

Venerdì santo e adorazione della croce

In questo giorno si celebra la Passione del Signore. In effetti, ci rendiamo conto che il linguaggio comune non aiuta. È vero che ricordiamo che Gesù è morto, però, attenzione, ciò è accaduto più di duemila anni fa e non si ripete ogni anno. Gesù è morto e risorto una sola volta. Noi lo ricordiamo, possiamo tornare a quel momento, ma non viviamo la condizione di quei momenti, dove gli apostoli, i discepoli, il popolo tutto, è rimasto tre giorni senza di Lui.

In questo giorno, non solo il Messale Romano e, quindi, la liturgia, non contemplano la via crucis, ma la teologia cattolica non supporta l’idea che ci troviamo al cospetto di un cadavere (Gesù morto) o in “presenza di un’assenza”. La rappresentazione simbolica di un “incontro” tra Maria Addolorata e Gesù morto può avere anche una valenza educativa, ma il momento dove mettere in scena questo episodio, da un punto di vista teologico, certamente non è il venerdì santo … e proviamo a spiegare il motivo, sperando che ci sia la volontà di voler comprendere.

Parte integrante della liturgia della Passione del Signore (seconda tappa del triduo di Pasqua) è l’Adorazione della Santa Croce. Qui si rende necessaria un’ennesima precisazione, poiché, purtroppo, sempre il linguaggio comune e, a volte, l’ignoranza di qualche addetto alla liturgia, portano a pratiche scorrette.

Innanzitutto dobbiamo chiarire la distinzione tra crocifisso e croce: il crocifisso è colui che viene inchiodato sulla croce, la persona condannata a morte; la croce è lo strumento di morte per i romani, il segno della resurrezione per i cristiani. In altre parole, la croce è vuota, non c’è Gesù sopra, poiché, anche se qualcuno non se n’è accorto, Egli è risorto più di duemila anni fa!

L’adorazione della S. Croce, sempre da un punto di vista teologico/liturgico, vuole intendere l’adorazione di una Croce che, solo il venerdì santo, è Gesù, ma, anche in questo caso, VIVO! Diversamente, come per l’altare della reposizione, non avrebbe senso sostare davanti alla croce a pregare, poiché se Gesù, in quel momento fosse morto, non sarebbe presente e, quindi, non potrebbe ascoltare le nostre preghiere.

Allora, se Gesù, nell’adorazione della Santa Croce, è VIVO, che senso ha rappresentare la sua morte prima di questo momento o, addirittura, dopo, quando si dovrebbe sostare a pregare, anche tutta la notte, davanti a Gesù VIVO nella Santa Croce? Quindi, quale liturgia giustificherebbe la via crucis il venerdì santo e, soprattutto, la commistione con una processione con le statue di Gesù “morto” e Maria addolorata?

Qualcuno potrebbe rispondere: “abbiamo sempre fatto così e, anche quest’anno, si fa così in tante parti”. Certamente, e aggiungiamo anche che il Papa, dal 1965, ripete il rito nella cornice del Colosseo. Su questo ultimo caso, sicuramente più autorevole rispetto alle iniziative paganeggianti volute dalla devozione popolare, c’è da dire, innanzitutto, che si tratta della via crucis e non della processione del Gesù morto. Inoltre, e ci auguriamo che siate arrivati a leggere fin qui, il Papa, pur vivendo a Roma, quando celebra lo fa come “capo” della Chiesa cattolica, ossia della comunità dei credenti sparsa nel mondo! Un parroco celebra per la sua parrocchia, un vescovo per la sua diocesi, il Papa per la Chiesa nel mondo! In parole semplici, se è vero che in Italia celebra la sera, da qualche altra parte del mondo, non sarà ancora venerdì sera, ma magari mattina o pomeriggio, quindi prima della celebrazione della Liturgia della Passione del Signore.

Allora, direte: quindi possiamo fare la via crucis il venerdì santo prima della liturgia? Dal nostro punto di vista si deve evitare perché andrebbe a inficiare l’unità del percorso proposto dalla liturgia ufficiale della Chiesa con il triduo di Pasqua.

Nella nostra comunità è stata fatta una scelta, lecita, supportata da queste argomentazioni, forti del fatto che, sempre la Chiesa, ci invita a superare la logica del “si è fatto sempre così”, per cercare di andare oltre la dimensione folkloristica della devozione e recuperare la prospettiva educativa della teologia e, in questo caso, della liturgia. Ne vale del dialogo con il mondo contemporaneo che, non conoscendo la religione, basa la propria opinione sulla religiosità che il popolo manifesta, criticando giustamente delle pratiche cristiane inquinate da agenti culturali patogeni.

 

Veglia di Pasqua

Chiude il triduo pasquale, con l’appuntamento notturno. Qui una sola precisazione. Il triduo di Pasqua, di solito, si celebra nella chiesa parrocchiale. Da noi è possibile e questo deve solo farci piacere. L’esigenza pastorale che potrebbe suggerire altre scelte c’è, ma come abbiamo visto per il Natale, è presente la mattina. Per questo motivo, poiché ci aspettiamo che la Pasqua sia un momento dove davvero, con serenità, possiamo vivere la Pace come comunità di Campolattaro, la scelta è caduta sulla chiesa di San Sebastiano, chiaramente più capiente.

 

Nota pratica

Ci rendiamo conto che una visita in sagrestia, una telefonata o un messaggio per chiedere spiegazioni o porre domande sarebbe troppo impegnativo, ma ricordiamo che esiste una pagina facebook della parrocchia, dove vengono pubblicate le iniziative e dove è possibile lasciare commenti, così da permettere a tutti di dire la loro e, soprattutto, di dare una risposta ad ogni domanda posta con educazione.

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Il 4 marzo, alle ore 17:30, presso la chiesa di San Sebastiano, ricordiamo don Carlo Lombardi, sacerdote della diocesi di Benevento, morto ammazzato il 4 marzo 1982, nella sagrestia della chiesa di Santa Maria della Verità, al centro del capoluogo sannita.

L’iniziativa di Campolattaro si inserisce in un programma organizzato dall’ITC “G.B. Lucarelli” di Benevento, da Libera Benevento e dalla parrocchia del SS. Salvatore di Campolattaro, e prevede due momenti distinti, la mattina in città, presso la parrocchia del Trigio e al pomeriggio a Campolattaro.

Lo ricordiamo, come Libera ci insegna, per il dovere civico di fare memoria delle vittime innocenti, soprattutto se morte ammazzate per aver svolto la loro missione profetica di denuncia dei mali della società e annuncio del Vangelo; ma anche perché sacerdote della Chiesa di Benevento, della quale facciamo parte; infine, perché di queste terre, nato a Morcone, infatti, ancora oggi, a Campolattaro, sono presenti alcuni suoi parenti.

L’iniziativa di Campolattaro prevede il seguente programma

ore 17: 30 In memoria di don Carlo, narrazione di una vita, a cura dei ragazzi dell’Oratorio.

ore 18:00 Intervento di Michele Martino, referente Libera Benevento

ore 18:30 Celebrazione S. Messa.

 

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Si terrà a Campolattaro, domenica 26 febbraio, l’edizione 2023 del Word Thinking Day organizzato dall’AGESCI della zona Samnium.

L’iniziativa, voluta dai responsabili di zona degli scout, è stata coordinata con la parrocchia di Campolattaro, in vista del nascente gruppo scout nella zona del Tammaro, con sede a Campolattaro.

Si tratta di una festa che, ogni anno, si celebra in questo periodo, in occasione del compleanno di Baden Powell, fondatore degli scout.

La giornata ha per titolo “Il nostro mondo, il nostro futuro di Pace”.

Programma

ore   9:00   accoglienza – piazza De Agostini

ore   9:30   lancio attività educative

ore 12:00   S. Messa con la comunità – chiesa di San Sebastiano

ore 13:00   Colazione a sacco con la comunità – Villa Comunale

ore 14:30   Condivisione e testimonianze – Villa Comunale

ore 16:30   Lancio festa di San Giorgio

ore 17:00   Partenza

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Appuntamenti

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