Quest’anno, la seconda domenica del Tempo ordinario coincide con l’inizio della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. In questi giorni siamo invitati a riflettere sulla vocazione all’unità, forse proprio perché spirituale anche sociale e politica, del popolo cristiano sparso nel mondo.
Nel Vangelo che ascoltiamo, Giovanni Battista testimonia che lo Spirito Santo è disceso su Gesù, manifestando il segreto del Dio dei cristiani, ossia il suo essere uno e trino, in forza dell’Amore. Dovrebbe essere questo il fondamento dell’unità dei cristiani: non una semplice unione umana, ma un connubio che scaturisce dalla comunione.
La discesa dello Spirito Santo è la radice dell’unità che dobbiamo vivere tra di noi, come credenti in Cristo, e che deve nutrire anche le relazioni con le altre culture, in questo caso diverse dalla tradizione cattolica.
In particolare, quest’anno, l’impegno per l’unità dei cristiani si inserisce in un contesto segnato da conflitti per loro natura divisivi, che coinvolgendo popoli e nazioni occidentali, provocando le diverse confessioni.
Pensate, ad esempio, alla crisi tra Russia e l’Ucraina, due nazioni guidate da capi che dovrebbero ricordarsi di essere cristiani ortodossi e, quindi, come tali, fedeli di Cristo orientati all’unità.
Stesso discorso per la recente tensione tra gli USA e la Danimarca, due Paesi legati a confessioni cristiane di matrice protestante, che potrebbero ritrovare, nella religione comune, un motivo di dialogo e apertura.
L’unità dei cristiani, quindi, non è soltanto una questione dottrinale, ma anche un impegno per la pace, perché uniti, come popoli credenti, potremmo essere testimoni credibili, che provano a costruire ponti tra nazioni, superare le barriere culturali e lavorare per la giustizia e la pace.
In un mondo dove i venti di guerra sembrano sempre più forti e dove le divisioni sembrano crescere, i cristiani sono chiamati a testimoniare pace.
Ad unire i cristiani nel mondo, inoltre, è anche il martirio. Quando, infatti, sentiamo parlare, attraverso i giusti canali d’informazione, della persecuzione dei cristiani in alcune zone dell’Africa, ci rendiamo conto che non si tratta solo di cattolici, ma anche di appartenenti ad altre confessioni protestanti.
Il sangue versato è un segno doloroso di quella comunione profonda che unisce tutti i cristiani a Cristo, invitando a non fermarsi alle differenze confessionali, ma a cercare insieme quella pace che solo Cristo può donare.
In questo momento storico, dunque, l’unità tra cristiani non è solo un ideale religioso, ma una necessità urgente. Forse vale la pena partire dalla ricerca dell’unità tra di noi, per poi arrivare a costruire l’unità nel mondo. La divisione e le guerre tra popoli che si dicono cristiani, sono la prova più evidente della debolezza della fede personale, non comunitaria.
Chiediamo, dunque, allo Spirito Santo di guidarci verso questa unità, di donarci il coraggio di superare le divisioni, di imparare a guardare l’altro non come un nemico o un estraneo, ma come un fratello.
Che la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani diventi un momento di profonda riflessione e di impegno per la pace, affinché, uniti, possiamo diventare strumenti di riconciliazione, di dialogo e di speranza, in un mondo che ha tanto bisogno di testimonianze di amore e di pace.



