La domenica dopo l’Epifania la Chiesa ricorda il Battesimo di Gesù, nel fiume Giordano, ad opera di Giovanni Battista. Una ricorrenza che chiude il tempo di Natale e dovrebbe aprire all’ordinarietà della vita, forse più complessa e impegnativa proprio perché impegnata a fare i conti con il quotidiano.
Non si tratta di una ripresa, ma di una nuova partenza. Il battesimo questo segna: l’inizio di un cammino per l’umanità, l’adesione ad un nuovo stile di appartenenza e/o il rinnovo di una presenza per ogni battezzato. In altre parole, ora tocca a noi. Abbiamo festeggiato, ci siamo divertiti, siamo anche ingrassati e adesso è arrivato il momento di fare sul serio.
Non un ritorno al passato, ma l’inizio di una nuova era. Dopo l’annuncio di ieri, per la Chiesa beneventana, il battesimo di Gesù assume un risvolto particolare, poiché chiude un capitolo importante per il nostro territorio e apre a prospettive, al momento sconosciute, con l’unica certezza che ci riguardano e, quindi, non possiamo ignorarle.
Sembra quasi che, dopo il tempo di Natale, siamo tornati all’Avvento, alla fase dell’attesa, non prima, però, di soffermarci sul giorno del ringraziamento. Perché la notizia del giorno riguarda una partenza e non un arrivo. Ciò che ci interessa, in questa fase, è che il vescovo Felice se ne va, cosa accadrà dopo, chi lo sostituirà, non è il focus di questo momento.
Se la comunità di Campolattaro ha da ringraziare o meno, questo lo dovete dire voi. Un’attenzione da parte di Accrocca nei confronti della nostra parrocchia c’è stata, sicuramente prima che arrivasse il nuovo parroco e, dal mio punto di vista, anche in questi ultimi tre anni e mezzo.
A parte la sua presenza il 30 maggio del 2022, nel giorno del mio ingresso, il momento più importante credo sia stato il 10 novembre 2022, quando Felice venne ad inaugurare l’apertura del Centro d’Ascolto, dopo aver condiviso le finalità con lui e con la caritas diocesana.
Le attenzioni di un vescovo nei confronti di una parrocchia, però, non possono misurarsi solo contando le visite. Si rischierebbe di limitare molto un rapporto che, invece, è costante e passa attraverso i confronti con il parroco, ma anche con i membri della comunità più attivi e presenti alle iniziative diocesane. Perché, con piacere, dobbiamo riconoscere che la comunità di Campolattaro è stata sempre presente alle iniziative diocesane, alimentando un senso di appartenenza alla Chiesa locale e di vicinanza al suo vescovo, non scontato di questi tempi.
Un ringraziamento ad Accrocca, inoltre, credo che sia doveroso rispetto all’attenzione che ha posto per le aree interne del Sannio e, quindi anche per i paesi della valle del Tammaro. Non si è mai sentito parlare dell’entroterra come in questi ultimi anni, arrivando a creare una mobilitazione che ha coinvolto i vescovi di tutta Italia e che ha visto il coinvolgimento delle massime cariche istituzionali, dal presidente del Consiglio a Mattarella.
Le iniziative che stiamo provando a portare avanti, con spirito ecclesiale, non ancora del tutto comprese dagli enti locali, sono tutte in linea con una possibile programmazione ispirata alla pastorale delle aree interne, come suggerito dal vescovo, attraverso una proposta adeguata ai segni dei tempi e alle esigenze del territorio.
I motivi per ringraziare Felice Accrocca, quindi, sono tanti, forse quante le volte che lo abbiamo nominato durante la messa, quindi ad ogni celebrazione quotidiana. A questi si aggiungono i miei ringraziamenti personali, che ho condiviso in forma privata, perché, in effetti, il rapporto tra vescovo e prete dovrebbe essere filiale e, tutto sommato, il vescovo Felice è stato come un padre.



