La Chiesa apre l’anno celebrando Maria, Madre di Dio. Potrebbe sembrare un argomento distante dalla vita quotidiana, ma, in realtà, la maternità della natura divina di Gesù ha un risvolto pratico nella vita quotidiana di ogni credente e di una comunità.
Maria Madre di Dio permette di guardare al futuro con speranza e con rinnovata fiducia, mentre siamo tutti segnati da sfide e incertezze, in un tempo storico così ricco di interrogativi e cambiamenti.
Dai protagonisti del dibattito pubblico ci arriva l’invito alla pace, peccato, però, che ognuno pensa di arrivarci a modo proprio, anche facendo la guerra.
Una bella lezione credo che sia arrivata dal presidente Mattarella, nel suo discorso di fine anno, dove ha richiamato l’importanza della coesione sociale, della solidarietà e della costruzione di un futuro di pace e di giustizia. Ci piace pensare che il presidente si sia ispirato al messaggio di papa Leone XIII che, per la Giornata Mondiale della Pace, invita a costruire una pace disarmata e disarmante. Prende atto, il pontefice, che bisogna andare controcorrente rispetto a chi pensa che per costruire la pace bisogna preparare la guerra. Un modo di vedere le cose che non è tanto diverso dalla strategia del terrore, poiché fonda sulla corsa agli armamenti, alimentando una gara a chi ha più testate nucleari e, quindi, fa più paura.
Quando si parla di pace, naturalmente, non si vuole intendere solo l’assenza di guerra. Sarebbe interessante, ad esempio, se tutti imparassimo a disarmare il linguaggio, perché non è una novità che si può uccidere con la parola, per poi disarmare anche il modo di porsi, l’atteggiamento ostile, la chiusura. Si tratterebbe di bonificare quel campo minato che ci separa dall’altro, per renderlo più prossimo a noi e, quindi, poterlo accogliere senza il pericolo che la relazione salti in aria, lasciando le parti intossicate.
Il papa, nel suo discorso, parla di memoria come strumento per costruire la pace. Il ricordo, la narrazione … penso ancora alle parole di Mattarella che, ricordandoci gli 80 anni di Repubblica (1946-2026), ha toccato brevemente alcuni passaggi significativi, forse con la speranza, ancora una volta, che la storia ci faccia da maestra di vita.
Maria, Madre di Dio, madre del bambino Gesù che, anche nel vangelo di oggi, ritroviamo nella stalla di Betlemme, ricorda che il cammino di pace inizia dal piccolo, dal periferico, dall’incontro con la persona nella quale ti imbatti, che non sei andata a cercarti e che, gratuitamente, diventa destinataria di un gesto di accoglienza, perdono e condivisione.
Un incontro fortuito, come quello del primo dell’anno. Non la prima persona alla quale avete pensato quando vi siete svegliati questa mattina, ma la prima che avete incontrato, chi era? Ve la siete cercata? Forse si, forse no. Così deve essere per tutto il cammino che, a proposito, anche se il giubileo è terminato, continua senza sosta.
Luce è andata via, ieri sera l’abbiamo salutata definitivamente, ma il pellegrinaggio della speranza non è terminato. Siete andati al cinema a vedere Buen camino? Vi raccomando, il messaggio è forte, la vita continua, anche quando crediamo di aver raggiunto un obiettivo importante, notiamo che ci manca qualcosa, fosse pure la persona che è rimasta indietro o quella che, invece, andando più veloce, è avanti … ad ogni modo siamo soli!
In questo contesto, non possiamo dimenticare che il 2026 è un anno francescano straordinario, poiché si celebrano gli 800 anni dalla morte di Francesco d’Assisi, il patrono d’Italia, guardate caso, proprio nell’ottantesimo compleanno della repubblica italiana.
Francesco, Maria e altri hanno scelto la via della pace che passa attraverso il dialogo, la cura dei poveri, il rispetto della natura, la ricerca di un equilibrio rispettoso dell’uomo e dell’ambiente.
Il primo giorno dell’anno, inoltre, guardiamo anche alla comunità di Campolattaro, che, come ogni anno, vive il mese di gennaio con devozione, in vista dei festeggiamenti per il patrono principale, san Sebastiano, il 20 gennaio.
Questo nuovo anno, infatti, porta con sé sfide importanti legate al territorio: la necessità del ripopolamento, la conversione dei bisogni personali legati al lavoro, la cura dell’ambiente, etc.
Non dimentichiamo che ogni sfida è anche una possibilità per riscoprire la personale vocazione cristiana ed essere segno di speranza per il territorio.
Maria è madre di Colui che l’ha creata, perché ha detto “sì” alla volontà di Dio, pur restando donna libera. L’obbedienza non “c’azzecca”, è “n’ata cosa”.
In questo primo giorno dell’anno, allora, preghiamo affinché la pace del Signore, che Maria ha accolto nel suo cuore, possa entrare sempre più nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità. Che il 2026 sia la continuazione di un percorso rinnovato, nel tempo trascorso, anche grazie al giubileo, trasformando i pericoli in opportunità di pace.



