Un contratto a tempo determinato per le feste di Natale

Posted on Dicembre 28, 2025

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Un contratto a tempo determinato per le feste di Natale

Il Tempo di Natale, che inizia con la veglia del 24 notte e termina la domenica dopo l’Epifania, ha ancora senso se siamo in grado di trasmetterne il suo significato più autentico, oltre la retorica del “contratto a tempo determinato” che ci vorrebbe tutti più buoni durante le feste.

Come comunità parrocchiale, parte di una Chiesa che universalmente celebra la nascita di Gesù, ci confrontiamo con un evento che, certamente, guardando al passato, ha cambiato il corso della storia, ma, vivendo il presente, è anche soggetto all’influenza dei fatti quotidiani che coinvolgono direttamente e/o indirettamente le famiglie, il territorio, il mondo intero.

A partire da quel momento così intimo che si vive a mezzanotte nelle case, quando, chi ancora ci crede, depone il bambino Gesù nel presepe, rappresentando simbolicamente l’importanza dell’incarnazione di Dio nella storia. Un gesto che, innanzitutto, invita a riscoprire il vero significato della famiglia e, in secondo piano, della società umana.

La veglia notturna e il messaggio di un bambino

Il fascino della veglia notturna, tra richiami alla tradizione e soliti dubbi, ha aperto la riflessione sul mistero della nascita di un bambino. Come ha ricordato papa Leo, non si concepisce un figlio per mettere pace, ma per vivere un’esperienza d’amore. L’arrivo di un bimbo è un dono che porta con sé il segno dell’amore, della fiducia e della speranza, anche nei momenti più critici, ma attenzione a non strumentalizzare quella nascita per una possibile tregua del conflitto, poiché oltre il diritto di una coppia ad avere un figlio, esiste il diritto di un bambino a venire al mondo attraverso un atto d’amore.

Il giorno di Natale, inoltre, la comunità di Campolattaro ha preso atto che un bimbo che nasce, porta gioia anche (o forse sarebbe meglio dire soprattutto) alla parte più sofferente della famiglia: gli anziani. Il 25 mattina è stato bello vedere come, per la prima volta, alla S. Messa presso la casa di riposo, ha partecipato un nutrito gruppo di persone. Forse eravamo troppi! Per questa volta, va bene così. Come comunità abbiamo il privilegio di aver adottato una trentina di anziani da altri paesi. Sono soli, la maggior parte trascorre ogni ricorrenza lontana dai loro parenti, teniamolo presente. Per loro, come per i poveri delle mense solidali di questi giorni, o è Natale tutti i giorni o non può essere Natale una volta all’anno.

La vendetta di santo Stefano

Il giorno di santo Stefano è stato un momento di riflessione su una forma di martirio nascosto: quello dei cristiani perseguitati nel mondo. Paradossalmente, a ricordarcelo, gli eventi di cronaca di queste ore, che ci aiutano a non ignorare le sofferenze che colpiscono tanti piccoli, come quelli che vivono in contesti di guerra come Gaza, ma anche in Nigeria, dove il terrorismo continua a perseguitare famiglie innocenti. L’infanzia di Gesù, a tal proposito, ricorda anche la triste realtà che, a volte, un bambino non è accolto con gioia e speranza, ma diventa vittima della violenza e dell’odio. È nostro compito, come comunità cristiana, rispondere con solidarietà e amore a queste sofferenze, come segno di fede, anche supportando iniziative che guardano all’accoglienza dei minori a rischio. Chi ha la responsabilità di creare le condizioni giuste e non si adopera in tal senso, rischia di trasformare questo tempo nell’ipocrita messa in scena di una famiglia per bene.

La pienezza dell’amore in una famiglia “irregolare”

Così, la domenica dopo il 25 dicembre, ci siamo soffermati sulla sacra famiglia come “anomalo” modello per le nostre famiglie: Giuseppe, Maria e Gesù Bambino. Un esempio imperfetto secondo rigidi schemi culturali. Che modello è una famiglia composta da una quindicenne incinta fuori dal matrimonio, con un bambino che non è del futuro marito, tra l’altro molto più grande di lei? Forse un esempio che rompe gli schemi, ma soprattutto un autentico sistema relazionale, che incarna il modo giusto di amarsi, in maniera sincera, con l’unico interesse di volere il bene dell’altro/a.

Da questo punto di vista, Giuseppe è il padre per adozione, che si prende cura della sua famiglia, ricordandoci che siamo figli di chi ci cresce (il Padre?), oltre che di chi ci genera. Egli trova il modo di difendere la sua famiglia, fugge in Egitto per evitare la strage degli innocenti, un’immagine che rimanda alle famiglie costrette a fuggire dalle guerre, come le madri con i loro figli che, oltre a cavalcare il mare sui barconi, negli ultimi tempi arrivano dalle città dell’Ucraina.

Il rinnovo delle promesse e la partenza di Luce

Nel giorno della festa della Sacra Famiglia, la nostra comunità parrocchiale ha avuto l’opportunità di rinnovare le promesse matrimoniali e battesimali. È stato un momento suggestivo, che ha visto i coniugi di Campolattaro formare spontaneamente un cerchio attorno all’altare, in segno di unità e di impegno, per rinnovare, davanti a Dio e alla comunità, l’impegno a vivere la famiglia come luogo di amore, accoglienza e speranza.

In questo giorno, abbiamo anche celebrato il battesimo della piccola Elena, a conferma che esistono ancora famiglie che si impegnano a trasmettere la fede, ma anche comunità corresponsabili nell’educazione alla vita.

La domenica che ha seguito il 25 dicembre, è stata anche l’occasione per salutare Luce, la mascotte che ci ha accompagnato durante l’anno del Giubileo. Luce ha partecipato ad ogni celebrazione della nostra comunità, testimone silenziosa del messaggio di speranza che voleva portarci quest’anno. Con la fine del Giubileo, Luce ci lascia, ma il suo messaggio resta. La giovane pellegrina, che rappresenta tutti noi, prosegue il suo viaggio per le strade del mondo, pellegrina di speranza.

Un ringraziamento per l’anno trascorso

L’anno si conclude con la celebrazione del Te Deum. Il 31 sera ringraziamo Dio e continuiamo a celebrare la vita, anche nella sua prospettiva eterna, ricordando le persone della comunità che ci hanno lasciato in questo anno.

Il Natale invita, quindi, a riflettere sul significato profondo di una vita che viene al mondo, sulla famiglia umana che l’accoglie e la protegge, sulla prospettiva eterna.

In un mondo segnato dalla divisione, dalla sofferenza e dalla violenza, possiamo trovare nel modello della sacra famiglia e nell’esempio di Giuseppe, Maria e Gesù Bambino, l’icona della famiglia del nostro tempo.

Che la nascita di Gesù, simbolo di un Amore che prende corpo, aiuti a riscoprire l’importanza della mia famiglia come luogo privilegiato dove l’umano può fare l’amore con il divino.