Si avvicina la stagione della raccolta delle olive, un momento cruciale in queste zone dell’entroterra sannita, che vede impegnate tante famiglie e lavoratori che, per l’occasione, si prendono i giorni di ferie a lavoro.
Un’attività, tra l’altro, capace di riattivare anche i pensionati dandogli una carica da “braccio di ferro”, visto l’impegno e la fatica che ci vuole, senza neanche consumare spinaci … ma un salutare “pane e puparuoli” per la pausa pranzo.
Si fa festa a lavoro, si interrompe la noia da pensionato quotidiano, qualcuno fa anche festa a scuola e … si salta la messa la domenica, perché si sa, se non corri la domenica in campagna, quando ci vai, visto che durante la settimana il tempo non è buono?
In effetti c’è questo comandamento un po’ “strano”, che ricorda di santificare le feste, ma senza impegno, perché poi se si lavora, giustamente, non è festa, … quindi non c’è nulla da santificare.
Scegliere di saltare la Messa, dottrinalmente parlando, si sa che è peccato mortale, perché si viola il terzo comandamento. Inutile dire che li trasgrediamo un po’ tutti gli altri nove, ma, per quanto riguarda il cattolico che, in questo periodo, va a messa la domenica solo se piove a “zeffunno”, mi viene da pensare che commette un doppio peccato, rivelando molto di più di una debolezza spirituale, dal momento che manifesta una imbarazzante mancanza di capacità organizzativa … anche se si sa muore sotto la pioggia!
“Padre, è uscita la buona giornata, Dio capirà.” Eccolo un miracolo eucaristico mancato! Quanti quintali di olive si raccolgono in un’ora? Forse se si riuscisse a capire che essere cattolici significa passare continuamente dal vangelo alla vita e dalla vita al vangelo, il problema organizzativo sarebbe risolto con la stessa efficienza che si usa per stendere le reti, “scotoliare” le piante e … portare le “cascette” al frantoio.
Perché se la Messa fosse davvero sentita come “fonte e culmine” della nostra settimana, non ci sarebbero scuse, ma soluzioni per salvare capre e cavoli, o forse è il caso di dire Gesù nell’orto degli ulivi?
Ho interrogato qualche chierichetto alle prime armi e le ha trovate da sole alcune soluzioni:
- Se la domenica volete svegliarvi alle 5 del mattino per andare a lavorare nei campi, potete andare il sabato a Messa, basta organizzarsi per chiudere la raccolta giusto un attimo prima e venire di sera … pure senza farsi la doccia, tanto Dio apprezza chi lavora nella vigna (e nell’uliveto) del Signore. Si passano giornate a scuotere i rami, se si dedica mezz’ora a scuotere l’anima non perdi il raccolto, ma ti raccogli.
- Di solito si raccoglie in gruppo, con i familiari, gli amici, i conoscenti … non potete fare i turni? “Tu vai alla Messa delle 8:30, a papà, io resto qui e non ti bestemmio addosso se manchi per un’ora. Poi andrò io a quella delle 11 e tu fai il bravo e continui sotto il sole.” È un meccanismo che utilizzano i lavoratori per non fermare l’attività a ora di pranzo, si potrebbe estendere al banchetto eucaristico … ribadendo che puoi anche venire “che panni da fatica” visto che dopo devi riprendere, quindi nessuno si offende e chi lo fa … è fetente!
- Se, poi, la compulsione del raccoglitore seriale fosse così patologica da non poter essere frenata, allora, niente paura, se ne parla con il parroco che, come al solito, deve risolvere tutto lui. E in questo caso sapete che fa? Celebra una messa per i casi più gravi. I parroci sono tutti d’accordo su questo e celebrerebbero volentieri, ma è più facile giustificarsi in nome della salute, perché lavorerai anche per giorni, dalla mattina alla sera, senza fermarti soprattutto di domenica, ma vuoi mettere, anche se l’olio è liquido, ci sarà sempre l’amico che ti dirà “almeno sai che ti mangi”.
Concludiamo con una preghiera … nun se po mai sape’ … Signore assisti i nostri amici raccoglitori di olive, che se si fanno male sarebbe l’ennesimo peccato mortale!
Uniti sotto la pioggia
Il parroco



