Le letture di oggi invitano a riflettere sul rapporto che abbiamo con la ricchezza che, dalle stesse parole di Gesù, non si esaurisce in una valutazione economica, ma coinvolge le relazioni, l’amicizia, in questo caso interessata e conquistata.
Per l’occasione verrebbe da dire che il fine giustifica i mezzi, ma questa espressione è pericolosa e, per forza di cose, va contestualizzata sempre nel caso particolare che, al di là delle possibilità legali, deve rispondere a criteri di giustizia.
Il giubileo degli operatori di giustizia
A tal proposito, ieri si è celebrato il giubileo degli operatori di giustizia che, per l’occasione, hanno incontrato papa Leone. Il pontefice ha ricordato che “uno Stato senza giustizia non è uno Stato”. Perché possiamo anche moltiplicare le leggi e, a suon di decreti e ordinanze, dare una giustificazione giuridica alle azioni più discutibili, ma la giustizia è un’altra cosa.
La deportazione degli ebrei, durante il ventennio fascista, era supportata dalla legge e permessa dal governo; come oggi, il genocidio nella striscia di Gaza è riconosciuto da parte della comunità internazionale come legittima azione di difesa di Israele, edulcorato da un linguaggio funzionale allo scopo. Durante la repressione nazista la Chiesa emise certificati di battesimo falsi per salvare gli ebrei, commettendo un illecito; oggi ci irrigidiamo difronte alle nuove forme di famiglia, soprattutto quando i loro membri manifestano timidi segnali di avvicinamento.
Ritorniamo, pure, alla domanda su come ci siamo conquistati le nostre ricchezze, ma andiamo avanti e continuiamo a riflettere sull’utilizzo dei beni, la loro destinazione universale, la pari dignità di tutti gli esseri umani e, quindi, l’accesso universale ai servizi di prima necessità, come, ad esempio, l’acqua. Perché, non so se avete sentito e, a dire il vero, non ho neanche verificato se la notizia è vera, ma sembrerebbe che per Gaza si stia pensando di togliere l’acqua, così da stanare gli ultimi coraggiosi.
Sensibilizzare alla prossimità
Se è vero che il prossimo che il Signore chiede di amare è vicino a noi, è altrettanto vero che anche le ricchezze che abbiamo non sono lontane. A mo’ di battuta: cari mogli, come avete conquistato i vostri mariti? Cari mariti, come vivete l’appartenenza alla vostra famiglia?
Quando viviamo i conflitti relazionali e, a volte, proprio con la persona che amiamo non siamo in grado di confrontarci, chiediamoci, ancora, come è nato quel rapporto e, se c’è qualcosa da rivedere, affinché si possa vivere l’esperienza della resilienza trasformatrice.
Volendo stare sul pezzo, trovo ironicamente paradossale che la riflessione sulla ricchezza in contrapposizione a Dio, grazie al vangelo proposto, arrivi proprio nella domenica indicata dalla Chiesa italiana per la Giornata nazionale di sensibilizzazione per il sostentamento del clero. Parlarne mi imbarazza e, se ci penso, mi sa che non mi era mai capitato di toccare questo argomento in tanti anni di predicazione.
Riesco a piegarmi alla questione se la collego ai progetti che la Chiesa porta vanti con l’8xmille e alle attività che, come comunità di battezzati, saremmo chiamati a supportare nei nostri territori. Avete visto tutti l’intervista sul Centro d’Ascolto, “estorta” a sorpresa, poiché i cronisti erano venuti in paese per la mostra sui miracoli eucaristici e, poi, sono rimasti colpiti dalla presenza dello sportello zonale. Purtroppo dobbiamo ritenerci fortunati che stia andando bene, soprattutto alla luce delle difficoltà che sta subendo la caritas diocesana in queste settimane, con la forzata e, ci auguriamo, provvisoria sospensione dei servizi, a causa dello “sfratto”.
Ancora a proposito di utilizzo delle ricchezze, un’altra associazione mi viene con il convegno celebrato in settimana, organizzato sempre dalla Caritas, sulla piaga della ludopatia. Non possiamo restare indifferenti sulla questione, perché interessa troppo le nostre zone. Mi dispiace per chi soffre di questa dipendenza e ha tutta la mia comprensione chi riconosce il disturbo e decide di farsi aiutare. Ciò non toglie, però, che non si può tollerare la tendenza e neanche nascondere che il fenomeno coinvolge troppe persone, soggetti insospettabili che sono disposti a percorrere chilometri per restare anonimi.
Un segnale di speranza al termine dell’estate
Cambiamo registro e, restando sull’onda del momento cavalcata dalla Chiesa per mostrare la sua vitalità, ricordiamo che, in settimana, sarà celebrato il giubileo dei catechisti. Siamo all’inizio dell’anno scolastico e delle attività pastorali e, quindi, riprende anche la catechesi dei fanciulli … e non solo!
Questa cosa che il “catechismo” cammini con la scuola non mi è mai piaciuta. L’accettiamo, anche perché, con la prossima chiusura dell’Istituto scolastico, non sapremo neanche se ci saranno più i presupposti. Parafrasando il messaggio del film Un mondo a parte, quando chiude la scuola, in un paese, finisce tutto, anche la Chiesa, lì dove un po’ di vita in parrocchia si vede ancora grazie ai ragazzi che frequentano l’oratorio.
Queste sono le prospettive, anche se un piccolo segnale di speranza, nella nostra comunità, arriva da questi ragazzi che, andando controcorrente, hanno deciso di restare in paese e, proprio oggi, chiedono il battesimo per il loro figlio, il piccolo Roberto.
Così, siamo a due battesimi in poche settimane. Che cosa significa? Che se mamma, papà, madrina e padrino manterranno la promessa, tra qualche anno ci saranno due bambini che, in qualche modo, dovranno proseguire l’itinerario di iniziazione cristiana avviato dai genitori. Dovremmo sentirci, già da ora, tutti responsabili, chiedendoci adesso come questo sarà possibile e lavorando, in questo momento, affinché Roberto e la sua famiglia possano sentire il sostegno della comunità credente.
Le nostre ricchezze
Se ci risulta difficile rispondere vuol dire che abbiamo qualche problema con l’intelligenza emotiva. Proviamo a rispondere, poniamo sul tavolo ciò che abbiamo a cuore, associamo le emozioni ad una identità e, così, avremo compiuto un passo importante verso la conoscenza di quella parte di noi creata ad immagine di Dio.
Ma non basta! Siamo a metà dell’opera. Dopo aver compreso a cosa siamo legati, dobbiamo porci un’altra domanda, ancora più insidiosa: come ci siamo conquistati queste ricchezze? Con scaltrezza, disonestà, scendendo a compromessi …



