Forza venite gente … che a Roma si va!

Posted on Agosto 3, 2025

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Forza venite gente … che a Roma si va!

Nella cornice del giubileo dei giovani, le letture di questa prima domenica di agosto ci invitano a riflettere sull’utilizzo dei beni materiali e, aggiungerei immateriali, che durante la vita possiamo conquistarci con l’impegno e la cura delle relazioni.

L’invito, evidentemente, è a riflettere sull’utilizzo e non sul possesso in sé delle ricchezze, perché la Chiesa, con il suo magistero, da sempre promuove la funzione sociale della proprietà privata, che deve essere utilizzata, dal legittimo possessore, per il bene comune.

Dobbiamo fare bella figura

Nelle piccole comunità dell’entroterra è tempo di feste. Per quanto ci riguarda ci prepariamo a celebrare e vivere la ricorrenza del Santissimo Salvatore, titolare della chiesa madre e patrono della comunità parrocchiale.

Fervono i preparativi. Avete visto il programma variegato di quest’anno, che propone iniziative ‘per tutti i gusti’? Che senso hanno questi appuntamenti solo apparentemente profani? La passeggiata di 10 km, la mostra di Carlo Acutis, la visita guidata all’Oasi del WWF, il concerto, la cena, etc. Come si associano positivamente ad una ricorrenza religiosa?

La risposta c’è e, purtroppo, non è scontata come dovrebbe essere. Il cantante, il mangiare, la location suggestiva, etc., sono degli espedienti per stimolare la partecipazione, degli strumenti di promozione che, proprio come nei ‘migliori’ post pubblicitari, servono per “far venire il cliente in concessionaria”. Il prodotto da ‘vendere’, però, in questo caso, si identifica con il messaggio, sintetizzandosi con l’invito a non accumulare tesori per sé e ad amare il prossimo per arricchirsi presso Dio.

Diversamente, quando l’impegno è finalizzato alla “bella figura”, perché bisogna dimostrare che si è bravi ad organizzare e ad arrivare dove gli altri non sono riusciti, alimentando uno spirito di competizione degno delle peggiori guerre fredde, in questo caso siamo difronte al pericolo annunciato nella prima lettura: la vanità.

Tutto vanità, solo vanità

Dalla prima lettura, tratta dal Qoèlet, si comprendono i termini che definiscono l’atteggiamento maturo di un padre nei confronti del figlio, rispetto alla possibilità di lasciargli qualcosa in eredità, ma anche al dovere educativo di insegnargli a costruirsi un futuro, senza contare sull’assurda pretesa dell’eredità.

A proposito di questo, ieri sera al teatro romano di Benevento è stata rappresentata la vita di san Francesco secondo il vangelo di … Forza venite gente! Quanti di voi se lo ricordano? Il primo musical che racconta la vita di san Francesco d’Assisi. Protagonista è il papà che non comprende le stranezze di un figlio ventenne, all’improvviso ossessionato dalla passione per i poveri.

Indirizzare i giovani è compito degli adulti, in particolare della comunità educante. Non mi sento di dire che bisogna educare al sacrificio, perché la vita non è fatta solo di sacrifici e/o di apparenze. Su questo ritorna Qoèlet: “chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare la sua parte a un altro che non vi ha per nulla faticato. Anche questo è vanità e un grande male”.

Questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita

Ritorniamo al tizio del vangelo, impegnato nel progettare l’ampliamento dei suoi depositi per il crescente accumulo di ricchezze. Sogna di vivere di rendita, riposandosi, mangiando, bevendo, divertendosi ed, invece, interviene il Signore con una frase lapidaria: “questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita”.

Un po’ forzata l’associazione, ma il pensiero va agli aggiornamenti, delle ultime ore, da Roma. Leone incontra i compagni di viaggio di Pascale Rafic, la ragazza egiziana di 18 anni morta al giubileo per un arresto cardiaco. Queste le parole del pontefice, che vale la pena riportare:

“La tristezza che la morte porta a tutti noi è qualcosa di molto umano e molto comprensibile, soprattutto essendo così lontani da casa e in un’occasione come questa in cui ci riuniamo davvero per celebrare la nostra fede con gioia. E poi, all’improvviso, ci viene ricordato in modo molto potente che la nostra vita non è superficiale, né abbiamo il controllo sulla nostra vita, né sappiamo, come dice Gesù stesso, né il giorno né l’ora in cui, per qualche motivo, la nostra vita terrena finisce. Ma Gesù è vita e risurrezione. E così, in un certo senso, mentre celebriamo questo Anno Giubilare della Speranza, ci viene ricordato in modo molto potente quanto la nostra fede in Gesù Cristo debba essere parte di ciò che siamo, di come viviamo, di come ci apprezziamo e rispettiamo a vicenda, e soprattutto di come continuiamo ad andare avanti nonostante esperienze così dolorose”.

Mi immagino questa ragazza che, a modo suo, sognava il suo futuro. Andava a scuola? Cosa avrebbe fatto dopo il diploma? Come si vedeva da grande? Era fidanzata? Pensava a divertirsi? Sognava una famiglia, dei figli? Tutto lecito … eppure, cara sorellina, tu sola tra milioni di persone, oggi hai vissuto in pienezza il tuo giubileo, sei venuta a Roma per incontrare il Papa ed, invece, hai raggiunto il Padre.

E quello che hai preparato, di chi sarà?”

Un’eredità scomoda, ma necessaria quella di Pascale Rafic. Viene affidata ai suoi compagni di viaggio e a tutti quei giovani arrivati da mille strade per un’esperienza forte di Chiesa. Questa è la domanda che deve tormentarci per le vacanze, per evitare di cadere nella vanità: quello che stiamo preparando, di chi sarà?