Chi mi conosce bene e da tempo, sa quanto, in passato, avrei dato per il giubileo dei “missionari digitali e degli influencers cattolici”. Un programma intenso per questo fine settimana, un sito web dedicato, addirittura un festival e, naturalmente, nessuno ne parla, neanche i media cattolici.
A pensarci bene, se volessi essere coerente con il mio pensiero, questo silenzio dovrebbe farmi piacere, visto che, tutto sommato, secondo me, non è che gli influencers cattolici si distinguano molto come testimoni digitali. L’autoreferenza, infatti, è dietro l’angolo, si nasconde e neanche troppo, rischiando di trasformare i missionari del web in showman multitasking accolti dalla massa cattolica come celebrità.
Contestualmente, però, in questa domenica di fine luglio, inizia anche il giubileo dei giovani, che di social ne comprendono abbastanza per non essere la maggioranza tra i follower dei “colletti bianchi”, ma non sempre troppo per instagrammare le loro scelte di senso.
Non tutti, naturalmente, perché non bisogna mai generalizzare, sia in un caso che nell’altro e, quindi, non ci resta che abbracciare con entusiasmo un’occasione unica, imprevedibile 25 anni fa, quando Giovanni Paolo II, in occasione del giubileo del 2000, chiedeva ai giovani di confrontarsi con uno stile di vita dal sapore di martirio.
A proposito del binomio giovani-martiri, il 26 luglio, che quest’anno cade nel fine settimana della XVII domenica del tempo ordinario, rimanda ad una figura che presentai ai giovani del paese solo un paio di anni fa: Rita Atria. Ve la ricordate? Abbiamo una sua immagine nella segreteria dell’oratorio. La settima vittima della strage di via D’Amelio, testimone di giustizia, morta a 17 anni, per non aver retto la morte di Borsellino. Quando avremo il coraggio di intitolare qualche oratorio a Rita, allora riprenderemo a sognare, perché un altro modo di vedere il mondo sarà possibile.
Intanto, accettiamo l’invito del vescovo, arrivato nel pomeriggio e per questo non comunicato in mattinata durante le celebrazioni, di suonare la campane a festa domenica sera, alle ore 22, per rompere simbolicamente il silenzio dell’occidente, dell’Italia, di ogni paese e, quindi, di Campolattaro, nei confronti di quanto sta accadendo a Gaza.
Anche in questo caso un po’ di amarezza. Se non fossi stato addestrato per bene alla potenza del linguaggio simbolico, direi con più convinzione che questa iniziativa lascia il tempo che trova. In realtà la tentazione di pensarlo è mitigata dal significato educativo che, un gesto del genere, può assumere per la comunità locale e, quindi, continuo a sognare che che qualcuno si lasci provocare.
Intanto cosa possiamo fare? La risposta arriva dalle letture ascoltate a Messa domenica, che ci invitano a parlarne con Papà. “Quanto pregate dite Padre …” risponde Gesù alla richiesta dei discepoli di imparare a pregare. Per comprendere il significato profondo di questa relazione unica e personale con Dio, la Chiesa ci presenta, come prima lettura, il famoso dialogo tra Abramo e il Signore, da dove emerge che la presenza di un solo giusto può salvare un’intera popolazione. Allora, ne vale la pena provare a fare i bravi per, poi, diventarlo, progressivamente. Con i lupetti dell’AGESCI di Marigliano, ospiti in questi giorni nella nostra comunità, ci siamo detti che essere giusti, di questi tempi, significa essere leali e vivere con gioia insieme agli altri … è questa la legge del “branco”.
E dopo essere stati stimolati dai piccoli, dai giovani e dagli adulti, concludiamo con un altro stimolo che ha caratterizzato questo fine settimana: la 5a domenica dei nonni e degli anziani. Se nei confronti dei giovani siamo debitori e rispetto ai piccoli abbiamo ancora una grossa responsabilità, nei riguardi dei nonni e degli anziani il sentimento che dobbiamo nutrire è di puro ringraziamento. Tutti abbiamo questa possibilità, basta semplicemente andare a scovare la loro presenza, in una vecchia dimora, nella casa di riposo e soprattutto al cimitero, dove si riposa in pace solo se durante la vita si è ricercata la pace.



