L’accoglienza al contrario
Per questo fine settimana le letture ci invitano a riflettere sull’accoglienza. Sembra un concetto di facile comprensione, ma i fatti dimostrano che non è così. Se ci pensate, forse, è più facile perdonare che accogliere, perché, nel primo caso, si richiede un atto che si può compiere restando a distanza e, quindi, ti perdono, però ognuno per la sua strada; nel caso dell’accoglienza, invece, per forza di cose deve starci un’apertura nei confronti dell’altro e, così, ti accolgo nella mia vita e, da quel momento, condivido un mio spazio con te.
Non c’è nulla da fare, ragionare secondo una logica credente significa capovolgere quel pensiero comune che, in molti casi, sembrerebbe essere giustificato dal senso comune diffuso tra l’opinione pubblica.
Pensate all’episodio raccontato nella prima lettura. Abramo e Sara accolgono a casa loro tre forestieri, stranieri e sconosciuti. Sembrerebbero questi ultimi la parte fragile da aiutare, invece la situazione si capovolge.
Immaginate la scena. Arrivano questi tre, si fermano a cena, durante un’informale conversazione, tra un pezzo di vitello e un assaggino delle classiche verdurine di quelle zone accompagnate dalla focaccia calda, Abramo condivide la sua amarezza nel non avere avuto figli. Ed ecco la profezia: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio».
Ora è inutile che malignate, perché volutamente ha detto un anno e non nove mesi, quindi non vi trovate con i conti. Ciò che colpisce, invece, è questo capovolgimento dei ruoli, dove chi doveva accogliere si è trasformato in colui che è stato accolto.
Credo sia questo il segreto, perché, tutto sommato, è facile a dire “io accolgo te”, ma forse è più difficile farsi accogliere dall’altro, così come Gesù spiegava domenica scorsa con la storia del buon samaritano, quando chiedeva chi dei tre fosse stato il prossimo di colui che era incappato nei briganti.
Una telefonata per farsi accogliere
Se provassimo a farci accogliere da chi la pensa diversamente da noi? Pensateci, cosa accadrebbe? Senza la pretesa di attendere alla porta chi risponde ad un disperato appello lanciato a suon di campane.
In questi giorni si è parlato molto di accoglienza dei giovani. I ragazzi che si sono rifiutati di affrontare l’esame orale per la maturità sono diventati le cavie di una comunità educante che prova a stare dalla loro parte affermando che bisogna accogliere le loro istanze. Gli esperti si sono chiesti cosa si nasconde dietro queste proteste forti. Il pensiero della comunità educante converge sul fatto che oltre l’apparenza ci sono delle domande di senso che richiedono una presenza in loco da parte degli adulti.
Quanti di voi sono in grado di farsi accogliere da chi vi vede diversi? In quanti siamo capaci di farci accogliere da chi ci esclude per partito preso? Eppure, farsi accogliere significa generare vita, in tutti i sensi.
A seguito dell’attacco alla parrocchia cattolica a Gaza è accaduta una cosa strana, Netanyahu ha telefonato a Leone e il papa lo ha accolto, senza assolutamente condividere la sua azione politica. La Chiesa accoglie tutti perché, sull’esempio di Gesù, si lascia accogliere da tutti.
Il segreto della relazione a tre
Questo vale anche nelle relazioni interpersonali. Qualunque sia la natura della relazione, il rapporto funziona non quando si accoglie l’altro, ma quando ci si lascia accogliere, consapevoli che l’interazione non è mai solo a due, ma sempre a tre.
Il segreto è tutto in quel mistero che vuole che l’umanità sia stata creata ad immagine e somiglianza di quel Dio che, per noi, è uno e trino. Lo sanno le coppie che si sposano in chiesa che la loro unione implica il farsi assorbire dall’Amore e, quindi, farsi accogliere da Dio.
Quando si ama non si deve avere paura di nulla, neanche di un rapporto a tre! Perché proprio il terzo è l’Amore, quindi, escluderlo, significherebbe perdersi in una relazione tossica, dove le due parti si nutrono l’uno dell’altra, fino a consumarsi, senza lasciare nulla. Il terzo è il prossimo, perché il comandamento dice: ama Dio e ama il prossimo tuo come te stesso. Quindi si è in tre, te stesso, il prossimo e Dio.
Quindi mi piace pensare che quando Sant’Agostino dice “ama e fai ciò che vuoi”, sta pensando proprio a questo: ama chi vuoi se con chi vuoi ami il prossimo. Come vedete, il terzo (il prossimo) sta sempre in mezzo … come dice la canzone napoletana “io, mammeta e tu”!
Nel Vangelo il concetto è ribadito dalla situazione che, appunto, ci parla, ancora una volta, di un rapporto a tre: Marta, Maria e Gesù che sembrerebbe l’accolto, ma in un attimo si comprende essere l’accogliente. Questo è uno dei pochi episodi della vita pubblica di Gesù dove non ci sono gli apostoli a seguito, o almeno non sono citati nel racconto. In un’altra situazione accade al pozzo con la samaritana … guarda caso sempre una donna! Gesù se lo poteva permettere, perché in un contesto dove era proibito alle donne seguire un maestro, lui va a casa di Marta e lega con Maria, permettendole di farsi accogliere.
Sappiamo che Marta non ha sbagliato e che anche lei, come Maria, grazie a questo episodio, è venerata dalla Chiesa come santa. Due donne, due volti dello stesso Amore che, condiviso con Gesù, rendono la complessità dell’essere cristiani, impegnati nel mondo, perché persone di preghiera, accolti da Dio perché in comunione con gli altri … proprio come Paolo, che oggi ricordiamo a 33 anni da quel sacrificio che ha forzato la sua accoglienza nella casa del Padre, saltando in aria sotto casa della madre.



