È il tempo delle vacanze
Qualcuno di voi, almeno una volta nella vita, ha avuto modo di andare in crociera?
Io non l’ho mai desiderato, ma quando passo per piazza Municipio e vedo le navi ormeggiate al molo beverello, praticamente “parcheggiate” in piazza, mi viene la voglia di salire per farmi un giro al loro interno. Sia chiaro, non voglio andare in crociera, ma mi piacerebbe visitare una nave e si sa che, prima o poi, ci proverò
Quanti di voi, invece, sono mai stati al mare almeno una volta?
Tutti! Questa era più facile. Anche in queste settimane ci state andando e ogni giorno qualcuno parte e qualcun altro rientra. Bravi! In effetti, nella classifica delle giustificazioni per l’assenza a Messa, di solito, in questo periodo, “siamo andati al mare” è al primo posto. Come se al mare o lungo il percorso, non ci fosse una chiesetta a portata di mano.
Ma non è questo il punto. Riflettevo sulle vacanze perché oggi, a quanto pare, si celebra la domenica del mare, iniziativa della Chiesa, in particolare di quell’ambito che è conosciuto come Apostolato del Mare.
Che “c’azzecca” il mare con il buon samaritano? Niente! Non è vero, c’entra e come! Ogni forma di impegno ecclesiale, se è davvero animata da spirito evangelico, è azione di prossimità, servizio al prossimo che incontro lungo la strada e che mi porge la mano.
Allora, che “c’azzecca” con noi che viviamo nell’entroterra campano, tra i monti e le caprette che fanno ciao ai cinghiali e ai caprioli? C’è un collegamento solido e i motivi sono diversi.
Andiamo in ordine e vediamo di cosa si occupa l’apostolato del mare e, quindi, quale realtà del mondo contemporaneo ci indica come prossimo.
Innanzitutto, tornando alla crociera e alle spiagge, si guarda alle vacanze dello Spirito Santo che, non per farvi un dispetto, vi segue ovunque andate … anche al mare! Complice anche la Chiesa che si piazza nei luoghi della villeggiatura, con chiesette che, in passato, si riempivano di “tipi da spiaggia” e nessuno si scandalizzava.
Sulle navi da crociera per anni è stato presente il cappellano di bordo e la cappella. Oggi, giustamente, i tempi sono cambiati e si è capito che anche i fedeli di altre confessioni e religioni hanno diritto a praticare. Così, le cappelle si stanno trasformando in luoghi di culto ecumenici, aperti al dialogo interreligioso. Per me una bella testimonianza!
E voi che andate al mare? Vi è mai capitato di imbattervi in qualche missionario di frontiera che, confondendosi tra i venditori di cocco, vi ha raggiunto sulla spiaggia per ricordarvi che Dio vi ama e la Madonnina vi aspetta in chiesa? Devo dirvi che mi è capitato, in Puglia, di accompagnare dei missionari e, con mio grande stupore, in poche ore abbiamo confessato più di 40 persone, in costume da bagno, sotto l’ombrellone. Casi estremi questi, esperienze che personalmente non rifarei … magari al bar del lido già sarebbe diverso.
Da Gerusalemme a Gerico
Se vado al mare, in effetti, scendendo da Gerusalemme a Gerico, ossia andando avanti e indietro dalla spiaggia alla chiesa e dalla chiesa alla spiaggia, mi sento un po’ come il sacerdote del racconto di Gesù, che passa dritto, come quando passeggiando per il corso di Benevento non ti giri dall’altra parte perché semplicemente non lo vedi proprio il barbone che sta morendo sotto gli archi. Se, poi, qualcuno te lo fa notare, tiri dritto perché ti hanno detto che potrebbe avere l’epatite, che è potenzialmente infettivo, che l’alcol gli ha bruciato il cervello e ha rifiutato l’aiuto. Intanto, se un giorno si ammazzerà, tutti quelli che sono passati di là saranno più o meno responsabili.
Ritorniamo a mare! Un’altra preoccupazione di una piccola porzione di Chiesa riguarda i marittimi, coloro che sulle navi da crociera ci lavorano e, soprattutto, le loro famiglie. Ci riguarda! In questi anni di permanenza nel Sannio ho conosciuto più persone che lavorano in mare: dall’animatrice al cuoco; dal manutentore al dipendente della capitaneria di porto. Le loro famiglie godono di un’attenzione particolare da parte della Chiesa e un parroco può attingere all’apostolato del mare per la sua azione di prossimità.
Ancora, guardare al mare significa accogliere l’invito a salvaguardare il creato e, in particolare, educare al rispetto dell’ambiente. All’attività dei carismatici showman che mantengono alta l’attenzione sulla terra dei fuochi, dovremmo affiancare l’interesse per il mare di rifiuti, che nel golfo di Napoli custodisce carcasse motorini, frigoriferi, pneumatici e, soprattutto, i veleni che arrivano dagli scarichi delle aziende e, non ci illudiamo, anche dalle nostre case, tramite i fiumi che arrivano in mare.
Perché il vangelo di oggi ci insegna che non devo andarmi a cercare il prossimo da amare come se fosse un tesoro da cacciare. Io sono il prossimo che vive in questo ambiente, che abita la Terra, un pianeta dove, non so se ci avete fatto caso, l’area emersa è inferiore alle terre sommerse, con gli oceani che occupano la maggior parte del globo.
Sarò pure di passaggio, ma chiedermi di chi sono il prossimo, mentre viaggio, significa, forse, dare una risposta a quell’anima giovane che si rifiuta di affrontare le prove, ascoltare il grido di quel bimbo disperso che cerca il papà, morire ogni giorno a Gaza, perché … i signori del tempio passano dritto.



