La chiamavano Trinità … rispondeva la Pace

Posted on Giugno 15, 2025

Home Blog Articoli La chiamavano Trinità … rispondeva la Pace

Appuntamenti

Eventi in programma

Exemple

La chiamavano Trinità … rispondeva la Pace

In una calda domenica di metà giugno, nelle Chiese di tutto il mondo, continuiamo a chiamarlo Trinità, nonostante l’umanità sembrerebbe non essere più stata creata ad immagine di Dio.

Solo nella Chiesa si può parlare di amore come se nulla fosse, dopo una notte che ha visto il resto d’Israele giocare a Risiko in terra persiana, infastidendo un colosso della civiltà islamica moderna.

La Santissima Trinità, cuore del mistero cristiano, un solo Dio in tre Persone, che vede il Padre e il Figlio scambiarsi un amore talmente intenso da essere qualcosa di vivo, lo Spirito Santo. Un mistero da accogliere per fede e uno stile di vita da incarnare.

La Trinità è ciò che distingue il punto di vista cristiano sullo stesso Dio degli ebrei e dei musulmani. Ci rivela che Dio non è isolamento, ma relazione viva, comunione, dialogo. E questo ha un significato fortemente attuale, soprattutto in un tempo segnato da divisioni, solitudini e conflitti globali.

Paradossalmente, nell’era delle connessioni social, siamo in rete con tutti, ma restiamo soli nonostante ci portiamo il mondo in tasca. Perché una volta eri solo quando restavi a casa, ora lo sei se provi a distrarti e ti allontani dal segnale wifi, per connetterti all’altro tramite uno sguardo e una stretta di mano.

In settimana al nostro Centro d’Ascolto Zonale si è rivolta l’ennesima persona in cerca d’aiuto. Ve ne parlo perché non è della nostra comunità e, quindi, la privacy è preservata. La conversazione è stata breve, ma intensa. In pochi passaggi siamo giunti dritti al problema: la solitudine.

Ci vuole coraggio ad affermare che siamo fatti ad immagine di Dio se il male dei giovani di oggi è l’isolamento sociale. Estraniamento solo apparentemente ricercato, conseguenza di un conflitto interiore esploso, forse, proprio perché non possiamo fare a meno di relazioni.

Stiamo parlando di un amore che, una volta, avrebbe indossato i colori della Trinità e le luci di un borgo in festa, per circolare tra stradine ricche di emozioni contrastanti, dove la bellezza di un volto e la forza di uno sguardo avevano più forza di ogni parola, al punto tale di trasformare quell’incontro in un volo. Perché guardare verso Dio significa cogliere la presenza dell’altro e scoprire la dimensione trinitaria di ogni relazione interpersonale. O siamo soli o siamo in tre, questo è il nostro ‘destino’. Quando amiamo e ci lasciamo amare, batte il cuore trinitario.

Purtroppo il retaggio culturale non aiuta. Se, oggi, abbiamo un Dio Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, è perché a quei tempi, quando si codificava la tradizione orale, si era figli di una società patriarcale che non conosceva altro linguaggio. Oggi forse sarebbe diverso, anche se siamo ancora lontani da quella bontà del cuore che fece dire a Giovanni XXIII che Dio è Madre e lo è in modo carnale, attraverso il figlio, come provano ad esserlo le mamme del centro storico di Napoli o della striscia di Gaza.

Nel momento in cui la Chiesa celebra la Santissima Trinità, allora, non possiamo restare indifferenti rispetto alla sofferenza dei popoli, in Terra Santa, Ucraina, Sudan, Nigeria, Myanmar, …, oggi a Teheran. Il coraggio di Leone ci contagi! Siamo chiamati alla preghiera insistente e all’impegno costante per la pace. Ricordiamoci, infatti, che ogni persona è figlia dello stesso Padre … e della stessa Madre.

Restiamo ‘sul pezzo’ e aggiungiamo che oggi la Chiesa celebra il giubileo degli sportivi. Anche nello sport è possibile ritrovare frammenti trinitari, lì dove gli avversari si stringono la mano e non si considerano nemici. Essere persone sportive significa operare affinché si armonizzino le differenze, nel rispetto dei ruoli e delle posizioni e si comprenda che l’importante non è che vinca qualcuno, ma che nessuno perda. Le vittorie si costruiscono insieme.

Lo sport educa alla fraternità. Ricordo quando da giovane si partecipava ai tornei francescani e si chiedeva all’altro di ‘giocare insieme’, come da bambini, quando la sfida non era con il nemico, ma con l’amico del cuore. In questo senso, lo sport diventa profezia di pace, se vissuto secondo lo stile della Trinità.

Il Dio che celebriamo oggi è unità nella diversità delle identità personali. Che questa settimana che ci separa dal Corpus Domini possa essere il tempo giusto dell’incontro con te, nel nome della Madre, del Figlio e dello Spirito Santo.