Ogni anno, prima del 2 novembre, c’è l’usanza, per la raccolta delle olive, … di saltare la S. Messa.
Non penso a chi, regolarmente, per scelta o pigrizia, non ha l’abitudine di parteciparvi e, magari, si vedrà quando meno te lo aspetti, ma di chi, normalmente partecipa, salvo imprevisti.
In 20 anni di scuse ne ho sentite tante e, da quando sono in missione in terre di campagna, grazie (o purtroppo) alle consuetudini dell’entroterra, ho appreso le migliori (o peggiori) abitudini della cultura agricola.
Le scuse sono sempre le stesse: bisogna fare la salsa, poi arriva la vendemmia e, ad ottobre si va a funghi, castagne, ma, soprattutto … c’è la raccolta delle olive.
E qui si ferma tutto, anche il lavoro!
All’inizio mi meravigliavo nell’osservare che, addirittura, dipendenti e lavoratori autonomi usufruivano delle ferie per raccogliere le olive. Poi, ho compreso, che se per qualche più o meno improvvisato venditore è una questione economica, per altri è solo una “sana” abitudine … ammesso che non ci si faccia male cadendo da qualche albero o scaletta.
La raccolta delle olive è solo il pretesto per esprimere un pensiero personale sull’importanza, per il credente medio, di partecipare alla S. Messa della domenica: si deve andare, ma se non c’è altro da fare!
Per qualcuno, mancanza di sensibilità; per altri, disinteresse; per me, incapacità ad organizzarsi, da parte dei “fedeli”, ma anche dei preti (che non è detto che siano infedeli, ma meglio tenerli distinti).
Assistiamo, impotenti, al conflitto tra processi culturali oggi contrastanti, un tempo non molto lontano armoniosamente conviventi.
La conversione dei popoli, in prospettiva missionaria, infatti, continua, ma, contestualmente, sarebbe il caso di comprendere che è arrivato il momento di cambiare rotta anche per le parrocchie, forse proprio a partire dagli orari delle celebrazioni.
Si parla tanto di pastorale delle aree interne e, per una volta, oltre a guardare, giustamente, ai contesti vitali estranei alla Chiesa, pensiamo anche di ripartire dalla riorganizzazione interna alle parrocchie.
Dai racconti degli anziani (in questo caso anche presbiteri) apprendiamo che si andava a Messa all’alba, prima della colazione, per poi passare la giornata in campagna. Successivamente, ci siamo adeguati e, per andare incontro a lavoratori e giovani studenti, la domenica abbiamo (almeno spero) spostato le Messe all’orario dell’aperitivo.
E ora? Come la mettiamo? I nonni non ci sono più, mentre gli ulivi sono ancora lì, insieme alle terre che i nipoti non vorrebbero più lavorare, ma che, a dire di quest’ultimi, “non possiamo mica abbandonare”.
Quindi, se pure andando al supermercato si risparmierebbe in tempo, salute e soldi, dobbiamo darci da fare e rivedere la nostra capacità di organizzare la giornata, perché, sarà pure vero che non ne vale più la pena, ma “almeno sai cosa ti mangi” insieme al Corpo di Cristo!
A. G.



